Controllo a distanza: intervento di Samuele Falossi

Controllo a distanza: intervento di Samuele Falossi

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Pubblichiamo con enorme soddisfazione un articolo scritto da Samuele Falossi coordinatore regionale Toscana SCL/CGIL

“Come noto il governo Renzi si caratterizza per l’attacco sistematico ai lavoratori.

Il Jobs Act ne è l’esempio più concreto ed evidente e i suoi effetti si cominciano a manifestare in tutta la loro evidenza: aumento della disoccupazione media e giovanile, aumento di coloro che non studiano e non cercano lavoro (NEET), aumento delle disuguaglianze sociali, precarizzazione costante del mondo del lavoro e molto altro.

Non contento di questo disastro, il governo continua la sua corsa alla trasformazione dei lavoratori in schiavi, grazie alla riforma dell’art 4 e dell’art 13 dello Statuto dei Lavoratori.

In particolare l’art 4 dello Statuto dei Lavoratori tutela(va) i lavoratori dalla possibilità dei datori di lavoro di controllare con gli strumenti tecnologici a disposizione il lavoro svolto a distanza, vietando la possibilità di fare contestazioni disciplinari utilizzando quei dati.

Ovviamente, rimaneva la possibilità delle contestazioni utilizzando il controllo diretto, cosiddetto “controllo a persona” come l’affiancamento, da parte di responsabili aziendali.

La norma nacque nel 1970 perché fino ad allora erano possibili vessazioni ai lavoratori se per esempio andavano in bagno più del solito, oppure se parlavano tra di loro, tanto che le aziende utilizzavano le guardie per controllare i lavoratori.

In definitiva un regime carcerario che aveva come scopo ultimo quello di assoggettare i lavoratori ai voleri del capo.

L’articolo 4, insieme a tutto lo Statuto, portò la democrazia nei posti di lavoro e delle regole di buon senso che rendevano il lavoro più umano e più giusto.

Da anni i vari governi Berlusconi hanno cercato di modificare questo articolo, volendo dare carta bianca ai datori di lavoro nei confronti dei lavoratori: in particolare volevano che la legge permettesse l’utilizzo degli strumenti di controllo a distanza per poter fare contestazioni disciplinari, visto che le contestazioni sono la strada per i licenziamenti con giusta causa.

Ebbene ciò che non è riuscito a fare il governo Berlusconi, è riuscito al governo Renzi.

Infatti l’articolo 4 viene stravolto, guarda caso proprio secondo i voleri dei governi Berlusconi, e il nuovo testo approvato dal Consiglio dei Ministri, è il seguente:

«ART. 4. Impianti audiovisivi e altri strumenti di controllo.

 Gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale e possono essere installati  previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria o dalle rappresentanze sindacali aziendali. In alternativa, nel caso di imprese con unità produttive ubicate in diverse province della stessa regione ovvero in più regioni, tale accordo può essere stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. In mancanza di accordo gli impianti e gli strumenti di cui al periodo precedente possono essere installati previa autorizzazione della Direzione territoriale del lavoro o, in alternativa, nel caso di imprese con unità produttive dislocate negli ambiti di competenza di più Direzioni territoriali del lavoro, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

            La disposizione di cui al primo comma non si applica agli strumenti che servono al lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e agli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze.

            Le informazioni raccolte ai sensi del primo e del secondo comma sono utilizzabili a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro a condizione che sia data al lavoratore adeguata informazione delle modalità d’uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli e nel rispetto di quanto disposto dal decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196».

E’ chiaro ed evidente che il comma 2 e il comma 3 stravolgono il vecchio articolo 4; il secondo comma, infatti, precisa che le tutele non si applicano “agli strumenti che servono al lavoratore per rendere la prestazione lavorativa”, con questo indicando sia i cellulari aziendali, sia gli strumenti informatici e telefonici utilizzati dai lavoratori.

Quindi, tutti i sistemi informatici utilizzati dai lavoratori non avranno più segreti e tutto potrà essere trasparente, confronti tra lavoratori compresi; oppure, che è ancora peggio, si potranno utilizzare i parametri produttivi per fare contestazioni: l’azienda fa un regolamento che impone la risposta massima di 3 minuti: tutti coloro che ci stanno più di 3 minuti possono essere contestati.

L’unico limite previsto dalla legge è che i lavoratori siano informati delle modalità di uso degli strumenti di controllo: basterà quindi che le aziende predispongano un regolamento, in cui dicono che possono fare tutto contro i lavoratori, e saranno legittimati a fare tutto contro i lavoratori.

Come CGIL ci stiamo attivando per contrastare questa norma sia a livello legislativo, sia con la contrattazione nazionale e aziendale. Un impegno particolarmente difficile che però non possiamo abbandonare.”

Samuele Falossi.Screenshots_2015-06-14-20-47-11

Invitiamo tutte le persone a inserire nei commenti le loro idee e proposte di discussione.

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