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    Jack

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    Ipotesi di programma per il rinnovo CCNL Telecomunicazioni

    l’attuale contratto che governa e determina i rapporti tra azienda e lavoratore del settore telecomunicazioni è scaduto da molto tempo e nello stesso modo in cui la crisi ha bloccato e reso difficile il mondo del lavoro, la stessa crisi ha impedito formalmente alle parti in questione di trovare un accordo su cui convergere per scrivere e firmare il CCNL per il nuovo triennio.

    Tutto sarebbe stato immutato su queste posizioni di stallo se non ci fosse stata un’apertura il 27 novembre scorso che ha dato la possibilità di scrivere una bozza di ipotesi di accordo ponte che pone alcuni paletti e spunti per presentare una piattaforma congiunta e condivisa dalle OO.SS.

    I punti fondamentali di questa bozza non sono molti,ma sono alquanto determinanti. Come ad esempio la dettagliata descrizione della filiera del settore delle telecomunicazioni che delimita i protagonisti delle telecomunicazioni in modo tale da confermare l’importanza e la necessità di confermare i call-center all’interno del settore, così da evitare di scrivere un contratto ad hoc, o peggio di applicare contratti di altri settori.

    Oltre a questo, nella attuale bozza che poi sarà presentata e votata dai Lavoratori e dalle Lavoratrici è presente un aumento economico della paga minima oltre a una tantum per il triennio che verrà riconosciuta tramite welfare aziendale.

    Questo è un indubbio successo della contrattazione che la SLC/CGIL ha ottenuto, a prescindere dalla somma ottenuta, in quanto questo aumento della paga minima poi si ripercuoterà sulle generazioni future e sulle prossime contrattazioni nazionali. Infatti la sottoscrizione di questa ipotesi d’accordo ha avuto come suo unico centro gravitazionale quello di porre un adeguamento economico in attesa del vero e proprio CCNL.

    Questa bozza al momento non porta in dote solo cose positive per tutte le persone impiegate nel settore, ma al momento si erge a diga sulle insistenze di Asstel nell’inserimento del controllo a distanza e sopratutto del famigerato “Job’s Act”. Infatti pur avendo inserito una nota nella bozza in cui le parti si “impegnano a aggiornare secondo la normativa vigente” il prossimo contratto delle Telecomunicazioni, questa nota non impone l’inserimento delle attuali leggi, ma piuttosto concede alle OO.SS di scrivere note e articoli che possono arginare queste leggi che secondo Asstel sono fondamentali per sottoscrivere la prossima piattaforma che verrà scritta a partire dal marzo 2018.

    Questa rimane comunque una mera ipotesi d’accordo, che verrà presentata e spiegata dettagliatamente dalle OO.SS ai Lavoratori e Lavoratrici per ottenerne il loro nulla osta e il mandato per la firma definitiva, in attesa di essere di nuovo interpellati in futuro per il prossimo e definitivo CCNL delle Telecomunicazioni.

    in allegato copia della Ipotesi di programma per il rinnovo CCNL Telecomunicazioni:

    Ipotesi bozza accordo CCNL Telecomunicazioni

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    Questionario Federconsumatori

    Abbiamo ricevuto tramite la CAAF TOSCANA un interessante questionario da compilare formulato da Federconsumatori per tastare con mano viva l’attuale e prolungata crisi economica che dai primi anni 2000 ci ha travolto con tutte le sue possibili e conosciute conseguenze.

    La compilazione del questionario è semplice, veloce e utile.

    Per accedere al questionario cliccate al seguente link: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfhrfdWkkYzzngb7Xkc_kziu4ia4frna7NushPYZWwu4631Mg/viewform

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    L’attacco alla Solidarietà

    Don Massiamo Biancalani è un semplice parroco della città di Pistoia che in questi giorni è stato alla ribalta dei media e in particolar modo sui vari social network dove è stato vittima di un indecoroso e selvaggio attacco dopo aver pubblicato sul suo profilo personale la foto che ritraevano alcuni ragazzi di colore che sono alloggiati presso la sua parrocchia, in un momento di relax e svago in una piscina nel Pistoiese.

    Questo è il banale motivo che ha ricoperto Massimo e i suoi ragazzi di insulti, insinuazioni e commenti con foto correlate di apologia di Fascismo, il tutto alla luce del sole, senza vergogna, senza nemmeno sapere la storia di Massimo, che in tutti i suoi anni di Prete non si è mai limitato nel dare il suo aiuto a chi ne chiedeva bisogno.

    Noi ci sentiamo profondamente indignati dalla reazione spropositata e dalle offese dal chiaro segno razzista e xenofobo, ma siamo rimasti allibiti dal leggere molti commenti in cui si auspicava chiaramente il ventennio fascista.

    le RSU Call&Call in sigla SLC\CGIL  e il Comitato degli Iscritti CGIL Call&Call Pistoia si schierano al fianco di Don Massimo Biancalani e ai suoi ragazzi, esprimendo una profonda solidarietà e vicinanza. Pistoia è e rimane una città che rigetta con forza e determinazione ogni rigurgito fascista e xenofobo.

     

    alleghiamo un comunicato stampa di solidarietà.

     

    COMUNICATO – con richiesta di massima condivisione

    Solidarietà a don Massimo Biancalani contro gli attacchi razzisti e xenofobi

    Esprimiamo la più ferma e totale solidarietà a don Massimo Biancalani, fatto oggetto da tempo per la sua accoglienza ai profughi africani – e spesso nel più assordante silenzio e gelida indifferenza – di violentissimi attacchi, ultimo dei quali quello del segretario della Lega Nord Matteo Salvini, insieme a politici locali, come il segretario di FI-AN, senza contare gli insulti infami e le vili offese sui social. Come don Biancalani ha più volte ribadito, le sue scelte sono ispirate a un dovere etico ed evangelico oltre che umano, quando si vuole attaccare proprio la sua dignità di sacerdote. Recentemente gli è stata inflitta una multa per aver dato ospitalità a un rifugiato senzatetto – ridotto come tanti, a invisibile. Altri episodi di intolleranza e di razzismo rispecchiano nella nostra piccola realtà di provincia la gravissima regressione culturale in atto nella società. Eppure la raccolta partita spontaneamente da semplici cittadini per pagare la multa inflitta al sacerdote, dimostra che è viva anche nella nostra città una coscienza solidale da cui ripartire per ricostruire la convivenza democratica. Il richiamo va subito agli art.3 e 10 della Costituzione, anche se essi purtroppo vengono ogni giorno dimenticati e disattesi dai nostri politici con norme che negano il rispetto dei più elementari diritti umani, come il decreto Minniti, il vergognoso rinvio della legge sullo ius soli, l’accordo con lo pseudo governo libico, l’attacco alle ONG impegnate nel salvataggio in mare dei migranti. Si sono dimenticate in un attimo le migliaia di morti in fondo al grande “cimitero liquido” del Mediterraneo! Continuare poi nel rifiuto della cittadinanza a bambini e a ragazzi detti con disprezzo stranieri, per quanto italiani di fatto, è per lo meno infamante per un paese democratico!
    L’emergenza–rifugiati, che i media e una Politica senza progetto tendono a ingigantire ha cause profonde: lo stato di guerra infinita ormai in atto in numerose parti del pianeta, la violazione dei diritti umani e l’impoverimento di ampi strati sociali, il cambiamento climatico in numerosi Paesi. Perciò quanta ipocrisia nel mantenere la distinzione tra profughi per motivi umanitari e emigranti per motivi economici!
    Dobbiamo rifiutare di essere un Paese senza memoria, che ha dimenticato in fretta come nel passato, noi italiani abbiamo mandato in giro per il mondo 30 milioni di migranti. Allo stesso modo l’Europa dimentica quale pesantissimo tributo deve pagare all’Africa in cambio dei massacri, dei saccheggi, della dominazione di cui è stata responsabile.
    L’accoglienza data da don Massimo nelle canoniche delle chiese di Vicofaro e di Ramini, insieme all’attività di alfabetizzazione nella lingua italiana ed i progetti di formazione professionale devono costituire per la città un patrimonio di responsabilità etica e civile per la costruzione di una società davvero più umana.
    Mauro Matteucci – Centro di accoglienza “don Lorenzo Milani” di Pistoia

    Aderiscono al comunicato:
    ANPI Comitato Provinciale Pistoia Sezione ANPI “Gherardini” Pistoia, Coordinamento Democrazia Costituzionale Pistoia, Rete 13 Febbraio Pistoia, Bottega Equo e Solidale “Acqua Cheta”, Sezione Soci Coop Pistoia, Comitato Pistoiese a Difesa della Costituzione, Articolo3 Pistoia, on. Andrea Maestri (Possibile), Sinistra unita per Montale, Renato Massa, Roberto Daghini, Ivo Pasquetti, Federica Santoro, Rosalba Bonacchi, Luca Soldi, Gloria Lenzi, Alberta Bresci, Simona Selene Scatizzi, Aldo Fedi, Cecilia Turco, Caterina Fedi, Guido Sinimberghi, Carlo Dami, Confederazione Cobas Pistoia, Chiara Cecchi, Sinistra Italiana Pistoia, Maddalena Lo Fiego , Comitato Pistoiese per la Palestina, Dario Guastini, Antonella Urciuolo, Sergio Frosini, Mirella Bresci, Anita Ferri, Carolina Signori, Barbara Innocenti, Floriano Cecchini, Edoardo Ottaviano, Alessandro Bruschi, Roberto Bruschi, Giuseppe Caizzi, Comitato Articolo 3 Possibile Pistoia, Renza Sasso, Carla Manghi, Emiliano Degl’Innocenti, Giulia Bruni, Daniele Gori, Carlotta Bruni, Milva Maria Cappellini, Eleonora Bruni, Andrea Alessandro Nesti, Stefano Landucci, Marco Leporatti, Miria Biagioni, Claudio Degl’Innocenti, Monica Rosini, Nilo Benedetti, Guido Del Fante, Valeria Cacciapuoti, Rifondazione Comunista-Sez. Serravalle P.se, Simonetta Berti, Alessandro Marini, Barbara Gagliardi, Mahmud Hamad, Romilda Saetta, Leonardo Magnani, Gianfranco Spinelli, Andrea Cappelli, Michelangelo Minghi, Fabrizio Scontrino, Sen. Vannino Chiti, Rosalia Billero (segr. Prov. PRC Pistoia), Luigi Russo Papotto, Giovanni Di Runi, Rete Radiè Resch, Antonio Vermigli, Pier Giorgio Pacini, Gianfranco Tolve, Manila Iozzelli, Lelio Parlavecchio, Beatrice Iacopini, Giovanni Guastini, Milene Mucci, Francesca Caponnetto, Francesca Matteoni, Barbara Bertucci, Elisa Bertinelli, Chiara Innocenti, Marco Vaccaro, Rosella Risaliti, Stefano Magnani, Angela Ciambrone, Giovanni Landi, Annarita Pistoia, Aldo Bartoli, Salvatore Scarola, Patrizia Menici, Paola Ferretti., Giuliano Maglieri, Roberto Barontini, Giuliano Ciampolini.
    Pistoia, 22 agosto 2017

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    Gli ostaggi della Maestrelli

     

    Era il Dicembre del 2015 quando ci furono le prime avvisaglie, che come i tuoni in lontananza di un temporale minacciarono il posto di lavoro dei 45 dipendenti della cartotecnica Maestrelli a Sovigliana, una azienda che da oltre sessant’anni era stata un punto stabile di riferimento per il settore e che grazie alla professionalità acquisita dei suoi dipendenti aveva contribuito a creare un distretto della lavorazione di carta e cartone. Questa prima procedura fu aperta dall’attuale amministratore delegato, in carica dal luglio 2014, prevedeva una richiesta di mobilità per 14 dei 45 lavoratori che al tempo la Maestrelli impiegava.

    La richiesta dell’amministratore delegato, veniva motivata con le stesse identiche richieste e motivazioni che tutti noi abbiamo almeno ascoltato una volta nella nostra vita lavorativa, e dietro alle fantomatiche idee di rilancio, di snellimento dei costi aziendali, prospettava ai lavoratori il rilancio dell’azienda, ma questo “leitmotiv” oramai ai nostri tempi ha perso qualsiasi barlume di credibilità, infatti sono troppe le esperienze e le situazioni vissute che ci possono far credere in un rilancio di una attività lavorativa, basandola esclusivamente sul taglio della forza lavoro e sulla riduzione dei costi a carico dei lavoratori.

    La prima vertenza, comunque si chiude con un impatto minore rispetto alle richieste aziendali, grazie alla contrattazione delle OO.SS e anche all’uscita volontaria di alcuni dipendenti, cosi da “regalare” a chi restava un’illusione di continuità lavorativa.

    Ma non è stato cosi.

    Quella prima procedura era solo il primo scalino del declino e del degrado aziendale che ha messo i suoi dipendenti a rischio lavoro e che addirittura, oggi tiene in ostaggio chi aveva deciso di rimanere alla Maestrelli a lavorare.

    Infatti il 14 Febbraio 2017, l’amministratore delegato convoca le RSA per comunicare loro l’apertura di un concordato fallimentare il 10 dello stresso mese.

    Il baratro tanto temuto si era appena aperto sotto i piedi di chi fino a quello stesso giorno aveva prestato il proprio lavoro alla Maestrelli.

    Perché l’assurdo di tutta la situazione che si è creata, l’assurdo della crisi che l’amministratore aveva appena comunicato ai lavoratori, era quella di aver dovuto necessariamente prendere questa decisione, per il timore di una richiesta di fallimento da parte di un creditore per un importo di 200.000,00 €.

    Certamente questa ipotesi di fallimento non poteva e non doveva passare inosservata, ma per un’azienda come la Maestrelli che di sicuro nella sua lunga e onorata attività ne aveva passate altre, era una situazione che poteva essere superata, infatti il lavoro non era mai mancato e anzi, per assurdo le consegne degli ordini che erano in lavorazione, con questa richiesta di concordato fallimentare, sono state bloccate.

    Ma questo non è il culmine delle assurdità che oggi si vive alla Maestrelli.

    Infatti oggi chi ha avuto la sfortunata idea di avere un posto fisso, retribuito e tutelato, si vede essere diventato alla pari di un macchinario della Maestrelli. Chi è rimasto a lavoro, è un ostaggio della Maestrelli che l’amministratore non ha intenzione di liberare. In questo modo, si toglie alle persone non solo il lavoro, non solo la dignità di essere vivente, ma anche l’amara soddisfazione di accedere ai pochi ammortizzatori sociali che oggi sono a disposizione.

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    Questa è la nuova tendenza dell’imprenditoria italiana, questa è la vera novità che riguarda non solo i dipendenti della Maestrelli, ma che riguardano anche i lavoratori di Almaviva Palermo, che furono messi davanti alla scelta di un trasferimento a Rende -Calabria- per mantenere il loro lavoro, cosi come gli uomini e le donne a cui Sky ha deciso di imporre loro il trasferimento da Roma a Milano, come in questi giorni ai giornalisti della redazione del  TG5 sempre nella stessa tratta “Roma-Milano”.

    La tendenza è quella di considerare le persone alla stregua di un macchinario, di un utensile di cui il proprietario può gestire e spostare a proprio piacimento, così da mettere una persona davanti alla tragica scelta tra il lavoro e la propria vita che ognuno di noi si è duramente costruito.

    Ma I ragazzi della Maestrelli non hanno intenzione di mollare tanto facilmente, nonostante la perenne e continuata “latitanza” del loro amministratore – come nella vicenda Answers, vissuta a Pistoia– loro si stanno dando da fare, hanno proposto all’attuale amministratore la loro volontà di creare una cooperativa sociale,e hanno fatto capire che sono molto determinati nel mantenere le loro occupazioni, ma l’amministratore dietro il muro di gomma a cui si è trincerato non ha ancora dato risposte. Al momento ci sono solo promesse, come quella fatta alcuni giorni fa di fare un’istanza per permettere ai suoi ex-dipendenti di essere licenziati e poi poter accedere ai vari supporti sociali.

    Nel frattempo, in attesa di uno sblocco, loro vivono da Marzo negli stessi luoghi in cui fino a pochi giorni fa hanno prestato lavoro, e come tante altre realtà, mandano il loro personale e caloroso messaggio, al loro amministratore in primis, a chi ci governa e emettono leggi che giorno dopo giorno erodono i pochi diritti fondamentali che ci siamo conquistati in oltre quarant’anni di rivendicazioni, e infine lo mandano a tutti noi che leggiamo questo articolo; NOI NON MOLLEREMO MAI!

    E lo sguardo nella foto di un nostalgico Ernesto “Che”Guevara intento a fumarsi un meritato sigaro dopo la battaglia, è la loro rivendicazione.

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    Lavoro: referendum; Cgil Trentino, stop ai voucher. ANSA/UFF STAMPA CGIL DEL TRENTINO ++NO SALES, EDITORIAL USE ONLY++

    Con 2 SI, si libera il lavoro!

    il 28 maggio prossimo è stato fissato un importante appuntamento per tutti noi, infatti in quella bella domenica di inizio estate, noi avremo finalmente la possibilità con il nostro voto di decidere tramite il referendum che la CGIL ha indetto con la raccolta firme di migliaia di persone il futuro e il destino del nostro lavoro.

    I quesiti su cui il 28 maggio andremo a votare sono due: il primo sui buoni lavoro, i cosidetti “voucher” – su cui abbiamo già scritto e pubblicato un articolo – e il secondo sull’abrograzione delle norme che limitano la responsabilità negli appalti.

    Oggi ci soffermiamo sopratutto sul secondo quesito del prossimo referendum di maggio – l’argomento “voucher” lo abbiamo già trattato – in quanto è l’argomento più vivo e quello che ci coinvolge in prima persona.

    Tutte le aziende in cui noi giornalmente svolgiamo il nostro lavoro, si basano e vivono delle gare che vengono vinte puntualmente in gara d’appalto, che vengono regolarmente organizzate dai grandi committenti – anche aziende a partecipazione statale – per cercare dei patner a cui affidare una parte del loro lavoro che non verrà svolto all’interno dell’azienda stessa.

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    Oggi come oggi, chi apre il bando per queste gare e poi dopo le assegna, non ha alcuna responsabilità su come viene svolto il lavoro assegnato, o comunque le responsabilità che il committente si assume sono veramente poche. Con questo attuale sistema, si creano e prosperano le aziende che non sono in grado di garantire la tutela, i diritti e sopratutto il salario ai propri dipendenti, ossia i cosidetti “call-center sottoscala” e oltre a questo non si garantisce nemmeno la continuità lavorativa.

    Tutti noi comprendiamo bene come questo sia un puntello fondamentale per noi, come questo possa essere un pilastro su cui possiamo iniziare a costruire un settore call-center vivibile e in grado di dare certezze di continuità, in quanto l’assunzione della responsabilità in materia di appalti, obbliga il committente a valutare attentamente e in modo scrupoloso a chi verrà affidato il lavoro, e di fatto togliendo la linfa vitale ai vari “call-center sottoscala”

    Oggi, nel nostro parcheggio aziendale, abbiamo avuto la visita del camper con cui la CGIL, l’unica sigla sindacale che in una perfetta e produttiva solitudine, è riuscita a far ottenere a tutti noi l’importante occasione del 28 maggio 2017, sta andando in tutti i luoghi di lavoro della nostra provincia e in tutte le altre province d’Italia per promuovere e spiegare gli effetti positivi del voto, e noi abbiamo fatto alcune interviste che inseriamo in questo articolo.

    buona visione e sopratutto BUON VOTO!!

    Intervista del 15 marzo con Silvia Biagini della Camera del Lavoro CGIL Pistoia

    https://youtu.be/MgXUgZKy0cU

    Intervista del 15 marzo con Maria Rosaria Consiglio RSU SLC\CGIL Call&Call Pistoia

    https://youtu.be/C0n7pwfLEo8

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    Il protocollo”Calenda”

    il Ministro Calenda ha da poco stilato un protocollo d’intesa con l’intento di porre un rimedio e una soluzione finale al gravoso problema della delocalizzazione che da sempre affligge il nostro martoriato settore; quello dei call-center.

    Mette in evidenza la buona volontà del governo di agire in un settore in crisi e chiama in causa i committenti che non devono incidere sui più deboli per sistemare i bilanci” sono le prime dichiarazioni in merito di Vito Vitale Segretario generale Fistel Cisl, mentre Salvo Ugliarolo Segretario generale Uilcom commenta: “Un fatto più che interessante. Certo, bisogna capire chi e come risponderà. E scommettere sul senso di appartenenza delle aziende al territorio italiano”.

    Nel leggere le prime dichiarazione dei due Segretari, si potrebbe prospettare l’arrivo della tanta e sospirata unica soluzione possible al problema in questione, ma purtroppo – ahinoi- non è cosi.

    Il protocollo in questione, ha come colonna portante l’impegno delle aziende che eventualmente siano disponibili a sottoscriverlo, di effettuare l’80% del traffico chiamate in outsourcing -ossia quello che i committenti affidano alle varie aziende call-center- sia effettuato in Italia, così di fatto permettendo alle aziende -quelle perlopiù ancora a partecipazione statale- di avere un 20% del traffico restante da poter eventualmente dirottare all’estero.

    Questo è il primo nodo, e il primo intoppo che Michele Azzola neo-Segretario generale CGIL di Roma e del Lazio, ha fatto notare e che Marco Del Cimmuto neo-Segretario Nazionale SLC\CGIL ha approfondito e rilanciato.

    Non abbiamo ancora visto il testo, ma da quanto capiamo ci sembra un provvedimento inefficace, nonostante abbia il merito di riportare l’attenzione sul settore. Inefficace intanto perchè stabilire un tetto del 20% tetto che Michele Azzola ha dichiarato sia in discussione per arrivare fino a un massimo del 25% – alle delocalizzazioni, non significa solo riportare posti in patria, ma anche incentivare chi non l’ha ancora fatto ad andare all’estero, per un 20% appunto.” E aggiunge il Segretario, “Il Protocollo poi ignora altri interventi urgenti. Ne indichiamo quattro. Primo, superare le gare a minutaggio di conversazione – centesimi/minuto di conversazione – per passare alle gare a corpo – importo fisso a prescidere dalle chiamate – secondo, inserire l’obbligo di rispondere al cliente in un tempo limitato: un requisito che elimina dal mercato le imprese che si improvvisano call-center, senza averne l’organizzazione. Terzo, divieto assoluto di gare in subappalto. Quarto, ammortizzatori sociali ordinari per il settore e non da contrattare di anno in anno nella finanziaria. In conclusione, non vorremmo che il Protocollo risenta del contesto anche politico. Che sia cioè un provvedimento spot, dal carattere vincolante assai basso, affidato alla singola volontà dei commintenti e di chiaro stampo elettoralistico:”

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    In questo lungo e articolato intervento, tutti noi possiamo capire bene quali siano le evidenti lacune di questo fantomatico Protocollo, che come ha dichiarato il Segretario Nazionale SLC\CGIL lascia la piena discrezione anche alle aziende che tutt’oggi non hanno ancora portato il lavoro all’estero, di essere autorizzati dallo Stato Italiano a portarne una parte via.

    Allo stesso tempo, si precisa che non ci possiamo solo limitare a dare per legge delle precentuali e dei numeri sul lavoro che deve essere fatto in Italia e all’estero, ma si deve necessariamente dare un reale aiuto alle aziende che lavorano sul nostro territorio, per poterlo svolgere con continuità e rispettando le normative vigenti, in modo tale da dare il lavoro vero alle persone e sopratutto per evitare la nascita e la propragrazione dei cosidetti ” call-center sottoscala” dove le regole e i diritti non hanno mai varcato la soglia d’ingresso, come ha spesso denunciato e smascherato Andrea Lumino, Segretario SLC\CGIL di Taranto.

    Come avete potuto leggere, la CGIL non si è solo limitata a esprimere i forti dubbi e le critiche insite in questo Protocollo, ma si è sopratutto preoccupata e impegnata a indicare quale sia il “vero Protocollo” da applicare e da perseguire, così da dare una volta per tutte la soluzione finale alle molteplici difficoltà del nostro settore, per dare a tutti noi la garanzia della continuità lavorativa in modo tale di staccare una volta per tutte, quella spiacevole etichetta di ETERNI PRECARI DI UN LAVORO PRECARIO.

    Alleghiamo un interessante articolo di  Repubblica.

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    Voucher: i buoni “cattivi”

    Nel 2003, durante il governo Berlusconi, furono introdotti i cosiddetti “buoni lavoro” su esempi analoghi di altri paesi, dove questo tipo di remunerazione per il lavoro occasionale e accessorio veniva usato da tempo.

    Ma l’idea e l’esperimento dei buoni lavoro nel nostro paese ha avuto un evoluzione completamente diversa, forse perché nel nostro paese non abbiamo ancora un”etica del lavoro pari agli altri paesi europei, forse per l’ingegnosita’ dei nostri imprenditori, ma l’uso smodato e inspiegabile dei buoni lavoro ha contagiato tutto il mercato del lavoro, con il beneplacito dei vari governi che sono succeduti al governo Berlusconi che non hanno mai di fatto impedito il loro utilizzo, ma hanno solo cercato di “migliorare” la tracciabilita e il loro uso.

    Il tema dei voucher è un argomento che riteniamo interessante, perché nei prossimi mesi tutti noi verremo chiamati a esprimerci sul loro utilizzo tramite un referendum popolare che la CGIL ha promosso e raccolto firme per la richiesta.

    In questo articolo, inseriamo un interessante dossier sui voucher pubblicato da INCA\CGIL che spiega in modo e in maniera semplice e dettagliata tutto quello che dobbiamo sapere in merito per poterci esprimere nel referendum.

    Buona lettura

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    Almaviva per Napoli

    la vertenza Almaviva ha oggi un nuovo capitolo nella sua storia. Oggi siamo riusciti a avere una copia dell’accordo che negli ultimi giorni dello scorso anno ha diviso e fatto prendere due strade diverse ai colleghi che lavorano nella sede di Napoli e che lavoravano nella sede di Roma.

    Per i colleghi di Roma ho usato il verbo passato, perchè come tutti noi ben sappiamo, il loro percorso lavorativo con Almaviva si è concluso perchè le RSU di Roma, ma sopratutto i suoi lavoratori si erano opposti a questo tipo di accordo al ribasso.

    Questa sarà l’unica parola che ho intenzione di scrivere su questo accordo, anche se io personalmente giudico l’accordo che le RSU di Napoli hanno firmato, pesantemente a carico dei lavoratori e che porta all’interno della nostra categoria, temi e provvedimenti che ASSTEL ha sempre cercato di inserire nel CCNL delle Telecomunicazioni, in attesa e nella speranza di fare un CCNL solo per il nostro settore call-center.

    Non mi esprimo ulteriormente, perchè non posso e non intendo giudicare le idee altrui e le loro necessità, e mi limito – per quanto possibile e in modo asettico-  solo a riportarne i fatti e a riportare l’intero accordo tramite le foto che allego all’articolo.

    Quello su cui invece mi voglio soffermare e sottolineare è l’evidente disparità di trattamento, l’evidente e l’insopportabile indisponibilità aziendale nel accettare, valutare e discutere le decisioni diverse dei suoi stessi lavoratori impiegati.

    A Roma le persone avevano scelto di non sottostare al ditkat aziendale e puntualmente sono state pesantemente punite.

    Questo è il punto focale, a mio modesto parere, di tutta questa vicenda, Ognuno di noi ha il sacrosanto diritto di poter dire la propria idea, di poter decidere e partecipare attivamente alle decisioni che coinvolgono il suo futuro, ma soprattutto abbiamo il diritto che i nostri rappresentanti sindacali devono avere la possibilita di cercare una soluzione, e devono poter concertare con i padroni.

    Oggi, nel mente scrivo questo articolo, non è così.

    Allego le foto dell’accordo. Leggetelo con attenzione. Giudicatelo e fatevi la vostra idea su come loro ci vogliono ridurre e su come loro intendono il nostro lavoro.

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    La Democrazia di serie A e di serie B

    È passato molto tempo da quando abbiamo pubblicato l’ultimo nostro articolo in cui vi raccontavamo del possibile licenziamento per chi si trova in uno stato di malattia continuativa e cronica e da quell’articolo fino a oggi sono successe tante cose, su cui io ho deciso di tralasciare il racconto, per il semplice fatto che attendevo di assistere alla loro conclusione.

    Faccio riferimento alla annosa e per tanti nostri ex-colleghi, questione “Almaviva” che in questi giorni è stata riportata dai vari media nazionali e non, per il licenziamento di 1666 persone della sede di Roma.

    Nel seguente articolo che andrete a leggere, io mi voglio soprattutto soffermare nel merito di questo “licenziamento di massa” che nel nostro settore, non ha mai vissuto in tali numeri e con tutte le sue naturali conseguenze, almeno negli ultimi anni.

    La situazione Almaviva è ben nota e sinceramemte non credo che ci sia la necessità di rammentarla, – ci sono molti articoli nel nostro archivio- fatto sta che in questo periodo a cavallo tra l’appena trascorso 2016 e il 2017, è stata presa la drastica e inappellabile decisione di lasciare a casa 1666 colleghi.

    E il conto dei licenziati poteve essere ben più alto, visto che la richiesta di messa in mobilità riguardava anche le persone che lavorano nella sede napoletana. Ma entriamo nei fatti e cerchiamo di ricostruire l’accaduto.

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    il 21 dicembre presso il MISE a Roma era stato convocato un tavolo per cercare di trovare un accordo che scongiurasse il licenziamento di oltre 2500 persone, – i lavoratori delle sedi di Napoli e Roma – nel cuore della notte, erano all’incirca le 02.00, i rappresentati per Almaviva presentano ai vari delegati sindacali presenti l’unico accordo possibile; ossia quello che prevede un taglio del salario – fino al 17% dell’importo della busta paga – e l’applicazione del famigerato controllo a distanza, con la conseguente e naturale non applicazione del CCNL vigente. Oltre a altri pesanti interventi a carico dei lavoratori, per un periodo di tre mesi, in modo tale – a dir loro – di ritornare a un ennesimo tavolo per trovare la tanta sospirata soluzione finale.

    Le RSU di Roma, prima di questo incontro avevano organizzato varie assemblee, con il preciso intento di esporre l’attuale situazione e dopo aver consultato le persone, avere il loro mandato.

    Nella varie assemblee svolte, la maggioranza aveva dato il mandato a non firmare alcun accordo al ribasso.

    E qui il colpo di scena. Almaviva che nel bel mezzo della notte, cala l’unica carta valida che quei giocatori avevano al tavolo e con il motto ” o la borsa, o la vita” pretendono la firma dei vari delegati su quell’accordo per cui i lavoratori di Roma avevano detto no.

    Il sindacato può avere tanti difetti, in fondo è composto da uomini che prevalentemente danno il loro contributo dettato dalla propria passione e quindi non sono esenti da possibili errori, ma di sicuro non ha il difetto della mancata applicazione della volontà della maggioranza dei lavoratori e quindi non hanno sottostato a quel ricatto e si sono presentati nei giorni successivi davanti ai lavoratori per chiedere il loro parere.

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    E il risultato è stato frastagliante,

    590 persone hanno detto si, 430 hanno scelto di dire no e addirittura il restante dei lavoratori si è astenuto.

    Ma per Almaviva questo non interessa.

    Per Almavavia la scelta democratica dei suoi lavoratori non ha valore. O si firmava nel cuore della notte – lasciando tutto il peso di tale scelta sulle spalle dei delegati sindacali, che poi non sono altro che lavoratori – oppure si mandava a casa ben 1666 cuori. Si avete letto bene: milleseicentosessatasei persone.

    E qui mi riporto al titolo di questo articolo, qui vengo a domandare a voi quale sia il peso delle nostre scelte, il peso delle nostre riflessioni e delle nostre decisoni; ossia quale sia il significato di Sindacato.

    Perchè il sindacato siamo noi, lo siamo appunto con le nostre decisioni che poi facciamo avere alla nostra controparte tramite i delegati sindacali che noi eleggiamo. Per Almaviva la risposta è quella che tutti noi sappiamo, forse lo è anche per l’attuale governo, che nonostante sia stato l’ospite, ma soprattutto il mediatore della vertenza, non ha impedito che la democrazia non sia stata rispettata.

    La mia risposta e mio personalissimo parere è questa;  io credo che sia fondamentale dare una risposta forte e inamovibile a questi, io credo che sia necessario, perchè il baratro che è stato aperto con questi 1666 licenziamenti, non è stato aperto solo sotto i piedi dei lavoratori e delle lavoratrici di Roma, ma è stato aperto sotto tutte le postazioni di lavoro di tutti noi. Da Roma, a Palermo, passando per MIlano come per Bologna. Tutti noi siamo a rischio. Soprattutto perchè con questo gesto è stato cancellato il sindacato dei lavoratori della comunicazione, perchè se non viene e non verrà più permesso di esprimersi, se non verrà più tutelato e valorizzato il volere dei lavoratori, l’essenza stessa del sindacato – la contrattazione . viene meno.

    Credo sia fortemente necessario indire una mobilitazione generale, perchè questo gesto travalica le categorie e coinvolge tutti i lavoratori, perchè è fondamentale dare un immediato segno per fare capire ai vari “Almavivetti del quartierino” che noi ci siamo, che noi siamo vivi, che nonostante 1666 persone nel 2017 sono state sbattute su una strada, noi non ci intimoriamo.

    Noi siamo ancora vivi.

    Noi vogliamo leggi e tutele dei diritti che abbiamo conquistato e che ci permettino di continuare a dare un lavoro e un salario per i nostri cari. Perchè se è vero che il comunismo mangiava i bambini, possiamo altresi dire che questo attuale mercato del lavoro, con questa esaltazione della libera concorrenza, i bambini non li fà nemmeno crescere.

    SCIOPERO GENERALE!

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    #siamotuttialmaVIVI

    Giacomo Jack Rossano.

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    Palermo/Rende solo andata

    I Lavoratori e le Lavoratrici di Almaviva impiegati nelle sedi di Palermo hanno dimenticato da molto tempo il significato della parola “pace” e della parola “certezza” quando queste sono riferite alla loro situazione lavorativa.

    Tutti noi conosciamo bene le loro disavventure e il salato conto che era stato presentato alle OO.SS. di oltre 1000 persone licenziate. Nonostante l’ultimo accordo sottoscritto tra le parti nei primi mesi di quest’anno, Almaviva è partita di nuovo alla carica mascherando con un trasferimento di personale un licenziamento collettivo.

    154 persone che per mantenere il proprio lavoro (e per la maggior parte si tratta di lavoratori part-time 20 ore settimanali) si devono trasferire da Palermo a Rende (CS)

    154 tra uomini e donne che per poter percepire un modesto stipendio si devono accollare 420 chilometri di distanza tra il luogo dove vivono e quello in cui per sole 4 ore della propria giornata dovrebbero svolgere il loro lavoro.

    Solo 420 chilometri, perché abbiamo  considerato il viaggio d’andata tra Palermo e Rende senza ritorno, perché è chiaro a tutti che si tratta di una proposta non accettabile e che non lascia in tasca un minimo salario per vivere.

    Le OO.SS ovviamente non stanno al gioco che Almaviva ha messo sul tavolo e hanno chiesto urgentemente di anticipare il tavolo d’incontro su Almaviva del 20 ottobre, soprattutto perché prima di questa data le persone interessate dal trasferimento saranno costrette a dare il proprio assenso al trasferimento per non essere licenziate.

    Questo è solo uno dei tanti stratagemmi, una delle tante situazioni possibili e immaginabili che travalicano anche gli accordi scritti tra le parti a cui il nostro settore è esposto e profondamente debole, perché fintanto che l’unico criterio possibile sarà il mero costo del lavoro, non ci saranno mai ne accordi, ne clausole sociali che potranno garantire la continuità del nostro incerto lavoro.

    #AlmaeViva

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    Alleghiamo articolo dal mattinale della CGIL:

    ALMAVIVA. SLC CGIL: SITUAZIONE DRAMMATICA, IL TAVOLO AL MISE SUBITO   

    “Il tavolo subito. Il 20 ottobre saranno già compromesse 154 vite”. I lavoratori di Almaviva 

    Palermo chiedono che il tavolo di monitoraggio convocato per il 20 ottobre dal ministro 

    Teresa Bellanova al Mise con Almaviva, per discutere innanzitutto dei 154 trasferimenti  da Palermo a Rende, venga anticipato. E’ questo l’appello lanciato ieri dalle segreterie e  dalle Rsu Almavica Contact Palermo Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Ugl nelle cinque  assemblee convocate nei turni di lavoro, tre al cinema Lux e due al teatro Ranchibile Don 

    Bosco, una alle 18 e l’ultima alle 22. “Assemblee dal clima infuocato – dice Emiliano  Cammarata, Rsu Slc Cgil di Almaviva, commessa ad esaurimento di Enel – Al ministro  abbiamo inoltrato la richiesta di anticipare l’incontro al Mise prima possibile. Per noi il 20 è  troppo tardi. Il 24 è già la data per chi deve trasferirsi del primo giorno di lavoro a Rende.  Questi trasferimenti sono pretestuosi. Il 95 per cento delle persone che ha ricevuto la  lettera sono part-time a quattro ore. Si tratta di licenziamenti mascherati. Senza contare il  danno morale: quasi tutti siamo lavoratori con il marito o la moglie in altre commesse  Almaviva. Verrebbero divise famiglie. E’ evidente che lo scopo è quello di indurre alle  dimissioni i lavoratori in quanto l’azienda è consapevole dell’insostenibilità di questi 

    trasferimenti”. “Una delle proposte che abbiamo fatto – aggiunge Emiliano Cammarata – è di gestire a Palermo il traffico di cui dovremmo occuparci da Rende. Ci hanno risposto che  ci sono precisi vincoli contrattuali da parte di Alitalia e Telecom che impegnano Almaviva a  gestire il traffico da Rende. Ci domandiamo se queste affermazioni corrispondono alla  realtà. Chiederemo conferma ad Alitalia e Telecom di questo, se ne assumano la  responsabilità”.  A preoccupare anche i lavoratori, la minaccia ventilata della riapertura delle procedure di mobilità. “L’azienda ha riparlato in queste ore di un progetto di ristrutturazione dietro il quale può celarsi un licenziamento collettivo. Serpeggia molta paura. Che fine hanno fatto  gli accordi siglati il 31 maggio scorso? Facciamo un appello alle istituzioni: chiediamo un progetto di rilancio che riguardi tutti i lavoratori di Almaviva Palermo”. L’invito ad anticipare il tavolo è stato rivolto al ministro con un tweet bomb scattato nel pomeriggio sul suo account twitter e Fb con questo testo: “@TeresaBellanova il 20 ottobre saranno già compromesse 154 viste, il tavolo va convocato subito! #Almaviva #siamotuttiAlmaviva #maiarrendersi”.SLC CGIL 

     

     

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