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    zora

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    Il 19 e 20 gennaio 2016 si terranno le elezioni delle RSU in Telecom Italia. Un appuntamento importantissimo che arriva in un momento particolarmente delicato per la vita e il futuro dell’azienda.

    Negli ultimi anni scelte manageriali non sempre adeguate hanno portato l’azienda verso il declino. Telecom, invece, deve tornare ad essere protagonista del mercato delle TLC non in quanto “azienda grande” ma in quanto “grande azienda”. Per far sì che ciò accada occorre che tutti siano pronti a raccogliere le sfide che ci attendono.
    Ciascuno di noi, ciascuno nei nostri candidati è pronto! Pronto a difendere il tuo lavoro, pronto a decidere insieme, pronto a impedire lo smantellamento dell’azienda, pronto a lottare per il rilancio di Telecom Italia e per il tuo futuro.

    SLC-CGIL Nazionale

    Per maggiori informazioni leggi qui: http://goo.gl/axJulO

    #prontoSLC

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    Il 19 novembre scorso sono ricorsi 100 anni dell’uccisione di Joe Hill, il sindacalista che difendeva i diritti di operai e minatori con le sue canzoni.

    Joe Hill nasce a Gävle, una piccola cittadina vicina a Stoccolma da una famiglia di condizioni assai modeste .
    Il suo nome originario era in verità Joel Emmanuel Hägglund che venne da lui cambiato in Joseph Hillström una volta arrivato negli Stati Uniti.
    Non si sanno con chiarezza le motivazioni che lo indussero al cambio del nominativo: molto probabilmente per sfuggire alla giustizia.
    Il nome poi venne ulteriormente modificato in Joe Hill che è quello con cui è universalmente conosciuto.

    Joe Hill è stato probabilmente uno dei più grandi cantori operai e sindacali di ogni tempo, oltre ad essere direttamente uno dei principali organizzatori e agitatori del movimento sindacale statunitense.

    Come abbiamo già accennato, emigrò negli Stati Uniti d’America assieme al fratello nel 1902 e precisamente a New York, dove si accorse ben presto che il suo ingenuo idealismo sulla società americana faceva a pugni con le durissime condizioni di sfruttamento cui erano sottoposti i lavoratori immigrati.
    Joe Hill lavorò ovunque ci fosse possibilità di impiego facendo mille mestieri: minatore, spaccalegna, scaricatore di porto.
    Per spostarsi viaggiava sui treni merci, diventando quello che in slang veniva chiamato hobo e campando in mille posti, dove lo portava il lavoro.

    Nel 1910 si iscrisse agli IWW (Industrial Workers Of The World), i celebri Wobblies.
    In questo periodo scrisse canzoni ispirate alle esperienze dei lavoratori del suo tempo che, pubblicate nell’IWW Little Red Songbook, divennero ben presto famosissime in tutto il mondo. Tra queste ricordiamo Rebel Girl, The Preacher and the Slave, e, soprattutto, Casey Jones; tutte furono usate e cantate durante i grandi raduni sindacali e durante gli scioperi.

    Alla base degli Iww vi erano lavoratori migranti e i loro militanti girava l’America portandosi sempre dietro due cose: la tessera che li fa riconoscere come compagni ovunque essi si trovino, e il canzoniere rosso, The little red songbook, il cui fine dichiarato era di «fan the flames», alimentare le fiamme della rivolta.

    Nel 1913 Joe Hill arrivò nello Utah dove trovò lavoro nelle miniere di Park City, presso la città di Murray.
    Nel 1914 fu accusato dell’omicidio di un negoziante di Salt Lake City e processato solo su base indiziaria.
    Fu condannato a morte per fucilazione e da ciò ne segui una mobilitazione internazionale per impedire la sua esecuzione da parte dello Stato dello Utah.
    I suoi sostenitori dichiararono che la sua condanna a morte era in realtà dovuta ai “boss del rame” dello Utah, che avevano cospirato contro di lui per togliersi di mezzo uno avversario scomodo e mai domo. Non ci sono prove oggettive ma quello che è certo è che il clima e le opinioni nello Stato dello Utah erano decisamente ostili agli IWW e a Joe Hill.
    Il Presidente statunitense Woodrow Wilson intervenne per ben due volte per impedirne l’esecuzione, ma i suoi tentativi fallirono: Joe Hill fu messo a morte presso la Prigione di Stato dello Utah a Sugar House, il 19 novembre 1915.
    Fin dal giorno dopo la sua esecuzione,divenne un eroe popolare ed un martire del lavoro, un simbolo della tradizione radicale statunitense e della sua lotta per la giustizia economica e sociale e per le classi più svantaggiate.
    «Il mio testamento — scrisse Joe Hill il giorno prima dell’esecuzione — è facile da fare: non c’è niente da spartirsi, perché il muschio non si attacca a una pietra che rotola (ndr: a rolling stone). Se potessi decidere, vorrei che il mio corpo fosse fatto cenere e la cenere sparsa al vento, che la porterà dove crescono i fiori, e forse aiuterà un fiore appassito a rinascere».
    Poco prima dell’esecuzione, le sue ultime parole sembrano essere state: Don’t mourn for me: organize! (“Non piangetemi: organizzatevi!”).
    Al suo funerale marciarono in trentamila.
    La sua vita è stata oggetto di numerose trasposizioni nel corso degli anni: biografie, racconti, romanzi, film, pièce teatrali e canzoni sono state scritte su di lui. Tra di esse vogliamo ricordare I Dreamed I Saw Joe Hill Last Night che è diventata una canzone popolare assolutamente intramontabile con la celebre interpretazione datane da Joan Baez al festival di Woodstock nel 1969.
    Scrive Tom Morello, musicista ribelle di oggi: «Senza Joe Hill, non ci sarebbero Woody Guthrie, Bob Dylan, Bruce Springsteen, i Clash, i Public Enemy, Minor Threat, System of a Down, Rage against the Machine». Joe Hill spiegava: «Un opuscolo, per buono che sia, lo leggi una volta e basta, ma una canzone la impari a memoria e la canti e la canti; se prendi un po’ di nudi fatti e di senso comune, li rivesti con un po’ di umorismo per renderli meno aridi, e li metti in una canzone puoi raggiungere tanti lavoratori troppo poco istruiti o troppo indifferenti per leggere un opuscolo o un editoriale».
    Insomma, Joe Hill non è morto, il suo fantasma è qui insieme a quello di Tom Joad, evocato in maniera musicalmente eccelsa da Bruce Springsteen
    Magari la nostra intenzione di ricordarlo e , perchè no!, cantarlo riuscirà a far rifiorire quel movimento operaio per cui ha vissuto ed è stato ucciso cento anni fa.
    Fonti: Wikipedia – Il Manifesto.

     

    Joan Baez – I Dreamed I Saw Joe Hill Last Night    https://www.youtube.com/watch?v=_f2J4ceCikI

     

    Bruce Springsteen – I Dreamed I Saw Joe Hill Last Night https://www.youtube.com/watch?v=T2UF8yw89yE

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    Almaviva è a rischio smantellamento. A dirlo sono il segretario Cgil Palermo Enzo Campo e la responsabile Slc Cgil Sicilia Rosalba Vella, chiedendo un intervento a livello nazionale. “Siamo fortemente preoccupati per la situazione di Almaviva” spiegano i sindacalisti: “I 500 licenziamenti annunciati per la perdita della commessa Enel si sommano ai 2.500 esuberi già dichiarati sul sito di Palermo. E questo mette in discussione l’assetto produttivo di Almaviva in Sicilia, che potrebbe generare un effetto domino sulle altre sedi in Italia, perché in Sicilia è concentrato il 60 per cento del customer relationship management (Crm)”. Campo e Vella chiedono alle istituzioni nazionali, regionali e locali “un tavolo per discutere della grave crisi occupazionale che si sta determinando nel nostro territorio, aggravata dalla perdita della commessa Enel. Il governo regionale non resti assente, faccia la sua parte, ci convochi subito in modo da intraprendere un percorso unitario nazionale sulla vertenza Almaviva”. In conclusione, gli esponenti Cgil auspicano “che la clausola di salvaguardia del personale approvata da un ramo del Parlamento possa essere presto approvata anche dall’altro ramo. Altrimenti i lavoratori diventeranno prigionieri, vittime di una concorrenza sempre più spietata”.

    #siamotuttiAlmavivA

    Fonte: www.rassegna.it – 26 dicembre 2015 ore 08.51

    0 530

    Morena Piccinini, presidente dell’Inca, ha commentato ieri a Radio Articolo 1 il risultato raggiunto dalla grande mobilitazione messa in campo contro i tagli ai patronati e ai Caf decisi dal governo. “Attraverso una mobilitazione intensissima e con l’ausilio di esponenti delle istituzioni, siamo riusciti a limitare i danni, riducendo i tagli per i patronati dai 48 milioni iniziali ai 15 attuali – ha detto Piccinini –. Ma il sacrificio rimane enorme, perché va ad aggiungersi ai 35 milioni di tagli dell’anno scorso, con ricadute molto pesanti sule attività delle Camere del lavoro. A questo punto, temo venga snaturata l’idea dell’assistenza, della tutela gratuita ai cittadini, e penso che l’accanimento nei nostri riguardi, da parte del Governo, abbia diverse motivazioni: da un lato, c’è un aspetto culturale, prima ancora che economico, cioè si fatica a comprendere l’importanza di offrire un servizio gratuito ai cittadini per accedere ai servizi pubblici. Certo, se la pubblica amministrazione fosse efficiente come dovrebbe, non ci sarebbe bisogno di un servizio di mediazione come il nostro. Invece, il bisogno c’è, perché non siamo davvero nelle condizioni ottimali. In secondo luogo, vi è una motivazione economica, che fa dire al Governo che tutti devono fare sacrifici, compresi coloro che utilizzano i servizi di tutela. A mio giudizio, c’è anche una terza motivazione, quella di voler indebolire ulteriormente le organizzazioni sindacali attraverso i loro servizi di tutela. La metto per ultima, non perché credo sia meno importante, ma perché faremo di tutto per contrastare questa idea, e faremo di tutto per evitare che le persone subiscano danni o abbiano contraccolpi dai tagli imposti”. (…) L’intervista è stata rilanciata ieri pomeriggio sul sito di Rassegna Sindacale (http://www.rassegna.it/articoli/inca-dalla-parte-dei-servizi-gratuiti-e-universali). Sul sito della radio il podcast per riascoltarla: http://www.radioarticolo1.it/audio/2015/12/22/26650/noi-dalla-parte-dei-diritti-universali-parla-morena-piccinini-inca-cgil .

     

    Fonte: Mattinale della CGIL 23 12 2015

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    La Cgil è pronta ad avviare una grande consultazione tra i lavoratori sul testo del disegno di legge di iniziativa popolare per un nuovo Statuto delle lavoratrici e dei lavoratori. La Cgil propone infatti di rendere legge dello Stato una Carta dei diritti universali del lavoro che sostituisca le attuali normative sul lavoro. Gli obiettivi di questa Carta sono stati discussi e approvati dall’ultimo direttivo (sul sito della Cgil sono a disposizione i testi dei documenti votati il 14 dicembre: http://www.cgil.it/News/PrimoPiano.aspx?ID=23555). Gli obiettivi principali della Carta sono: ricostruire il diritto ad avere diritti nel lavoro realmente universali ed estesi a tutti che pertanto si fondino su principi di rango costituzionale; disciplinare le regole su Democrazia e Rappresentanza, estendendo a tutti gli accordi interconfederali sottoscritti in questi anni; attuare l’articolo 39 della Costituzione, dando alla Contrattazione collettiva regole che ne determino l’efficacia generale ripristinando il giusto rapporto tra legislazione e contrattazione; aumentare le forme di partecipazione, consultazione e voto certificato dei lavoratori al fine di garantire sempre di più che le tutele seguano i cambiamenti organizzativi delle imprese affidando alla contrattazione a tutti i livelli la funzione regolatrice tra diritti dei lavoratori ed esigenze tecnico organizzative delle imprese; riscrivere la disciplina delle tipologie contrattuali rimettendo al centro il contratto di lavoro a tempo indeterminato e stabile, superando la precarietà attraverso la ridefinizione dei diritti collegati a quelle tipologie di lavoro riconducendole alla loro funzione di rispondere ad esigenze meramente temporanee dell’impresa o di autonomia scelta del lavoratore. Subito dopo il Direttivo del 14 dicembre, per spiegare gli obiettivi della Cgil e i tempi e i modi della consultazione che si avvierà tra i lavoratori, è intervenuto il segretario confederale Nino Baseotto con una intervista a Radio Articolo 1 rilanciata poi sul sito di Rassegna Sindacale. Per riascoltarla è disponibile il podcast sul sito della radio http://www.radioarticolo1.it/audio/2015/12/15/26568/lavoro-arriva-la-carta-dei-diritti-universali-interviene-nino-baseotto-segreteria-nazionale-cgil . Per quanto riguarda la consultazione, Baseotto ha spiegato che “I quesiti saranno due: il primo, riguarderà se i nostri iscritti sono d’accordo o meno con i princìpi fondamentali del documento; il secondo, invece, se gli stessi ritengono utile che la Cgil accompagni l’iniziativa a sostegno della proposta di legge, con l’elaborazione di alcuni requisiti referendari che puntino a rimuovere eventuali ostacoli sulla strada delle legge da parte di Governo e Parlamento. L’operazione partirà il 18 gennaio e si concluderà il 19 marzo, e la consultazione sarà affidata alle Camere del lavoro per toccare il maggior numero possibile di iscritti nei luoghi di lavoro sul territorio, con l’ausilio delle Leghe dello Spi. Dovrà essere una consultazione certificata, con un apposito verbale per registrare consensi, dissensi ed eventuali osservazioni che perverranno dalle assemblee di lavoratori e pensionati”.

     

    fonte: Mattinale della CGIL del 23 12 2015

    0 574

    Call Center: Slc Cgil, anche oggi saltato voto sulla clausola sociale

    Questa mattina, per la terza volta in meno di un mese, si è svolto un presidio organizzato da SLCG CGIL di fronte la Camera dei Deputati per vigilare sul voto, previsto per oggi, della clausola sociale negli appalti nei call center, ovvero la norma che prevede il mantenimento del posto di lavoro degli operatori di call center in caso di cambio di appalto.

    In piazza erano presenti lavoratrici e lavoratori di molte aziende su cui inciderà la clausola sociale, tra cui anche di nuovo una delegazione di Almaviva. Nell’arco della mattinata le lavoratrici e i lavoratori in presidio hanno incontrato diversi parlamentari, tra cui l’On. Causin al quale è stato spiegato l’importanza della norma in esame e l’impatto che avrebbe in termini occupazionali e di minore spesa pubblica. Gli On. Albanella e Miccoli sono scesi ad informare la delegazione che neppure oggi la Camera dei Deputati avrebbe votato il DDL appalti, poiché la discussione del provvedimento è slittata ancora una volta – presumibilmente – di una settimana.

    SLC CGIL ribadisce l’urgenza di allineare la normativa italiana a quella europea e di dare una seria difesa occupazionale agli operatori dei call center. Per questi motivi SLC CGIL proseguirà la battaglia per l’approvazione della clausola sociale per gli appalti nei call center sia con la vigilanza dell’iter parlamentare sia con la prosecuzione della campagna di informazione tra i lavoratori e i cittadini tutti.

    27 ottobre 2015

    0 592
    rsu pistoia

    Di seguito il Comunicato emesso in data odierna dalla Segreteria Nazionale SCL CGIL.

     

    CALL CENTER: CLAUSOLE SOCIALI. RESOCONTO PRESIDIO MONTECITORIO.

     

    Ieri mattina si è svolto sotto Montecitorio un presidio organizzato da SLC CGIL per vigilare sull’iter parlamentare della clausola sociale negli appalti dei call center. La norma prevede il mantenimento del posto di lavoro degli operatori di call center in caso di cambio d’appalto.

    In piazza era presente anche una delegazione di lavoratrici e lavoratori di Almaviva e Comdata, in  sciopero per sostenere la clausola sociale.

    La votazione è di nuovo slittata, sembrerebbe prevista per giovedi 22 e martedi 27 ottobre.

    Il lavoro di SLC CGIL sta servendo anche ad allargare il fronte di consapevolezza intorno all’urgenza di questa norma: oltre agli On. Miccoli e Vico, già dalle scorse settimane impegnati per l’approvazione dell’emendamento insieme agli On. Albanella, Damiano e Duranti, ieri si sono intrattenuti con le lavoratrici ed i lavoratori anche gli On. Cominardi e Palazzotto, quest’ultimo accogliendo anche le oltre 16.000 firme della petizione lanciata su change.org e facendo proprie le istanze emerse dal presidio.

    Le grandi aziende committenti, attraverso Asstel, prendano atto che le clausole sociali allineano la normativa italiana con il resto d’Europa e apra un dibattito con le Organizzazioni Sindacali per definire le modalità della loro applicazione.

    La SLC CGIL proseguirà la battaglia per l’approvazione della clausola sociale per gli appalti nei call center sia con la vigilanza dell’iter parlamentare sia con la prosecuzione della campagna di informazione tra i lavoratori ed i cittadini tutti.

     

    La Segreteria Nazionale SLC CGIL

     

    Intanto continuiamo a firmare e a far firmare. Prossimo obbiettivo : 25000 firme

     

    https://www.change.org/p/basta-precariet%C3%A0-nei-call-center-firma-per-un-lavoro-giusto-e-dignitoso/u/13856231

    0 480

    7-bis. In caso di successione di imprese nel contratto di appalto con il medesimo committente e per la medesima attività di call center, il rapporto di lavoro continua con l’appaltatore subentrante,  salvaguardando i trattamenti economici e normativi previsti dai contratti collettivi nazionali, territoriali ed aziendali vigenti alla data del trasferimento. In assenza di disciplina collettiva, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con proprio decreto, adottato sentite le organizzazioni datoriali e sindacali, definisce i criteri generali per l’attuazione del presente comma. Le amministrazioni pubbliche e le imprese pubbliche o private che intendono stipulare un contratto d’appalto per servizi di call center devono darne comunicazione preventiva alle rappresentanze sindacali aziendali e alle strutture territoriali delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative sul piano nazionale.

    0 557

    SLC – CGIL Sindacato Lavoratori Comunicazione

    Roma, 20 ottobre 2015

     

    CALL CENTER:IL DITO E LA LUNA

     

    Abbiamo letto in queste ore un comunicato nazionale della Fistel CISL di cui, probabilmente per un nostro limite, ci sfugge il senso ultimo e che, se ne volessimo dare un’interpretazione sbrigativa, potremmo liquidare con un “excusatio non petita, accusatio manifesta”.
    Dopo aver fatto l’elenco dell’alacre attività messa in campo a difesa della legge sulle clausole sociali (non si capisce francamente a beneficio di chi, dal momento che i lavoratori avranno sicuramente avuto modo di apprezzare tutto lo sforzo profuso in questi giorni, a noi era solo sfuggita la notizia dell’avvenuto incontro con i Capo Gruppo alla Camera ed al Senato, ignoranza colmata grazie al comunicato), puntuale arriva la polemica con quanto messo in campo in queste ore dalla SLC‐CGIL, ed in particolare con la decisione di proporre un’ora di sciopero a fine turno ai lavoratori di Comdata e l’azione di sciopero proclamata in due sedi di Almaviva.
    Ci dispiace francamente che, evidentemente distratti dall’infaticabile lavorio di tessitura politica profuso in questi giorni, gli amici della Fistel Cisl non abbiano trovato il tempo di leggere le motivazioni di queste due azioni di sciopero. Potremmo dire che alle volte la passione per i significati reconditi delle azioni degli altri, per i misteri, gioca brutti scherzi.
    La SLC‐CGIL ha ritenuto di voler offrire uno strumento in più alle lavoratrici ed ai lavoratori di queste due aziende per manifestare non solo la loro volontà di difendere una legge giusta ed indispensabile (cosa che stiamo facendo attraverso iniziative pubbliche con le varie forze politiche ed istituzionali e patrocinando una petizione che ha raccolto più di 16.000 firme in pochi giorni) ma, forse soprattutto, per manifestare la loro contrarietà e sorpresa davanti alle prese di posizioni pubbliche di Almaviva e Comdata contro la legge in approvazione. Posizioni culminate con la scelta, molto discutibile, di manifestarle insieme a quei committenti che, piaccia o non piaccia, sono la causa, con le loro politiche di massimo ribasso dei prezzi, della difficoltà (ed usiamo un eufemismo) che attraversa il settore e che i lavoratori di Almaviva e di Comdata si sono trovati spesso a dover pagare (dobbiamo fare davvero la somma di quanto sia costato ai lavoratori di Almaviva il massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali dovuto proprio alle storture del mercato ed alle scelte discutibili di alcuni committenti? Dobbiamo ricordare a qualcuno l’incidenza che flessibilità molto spinte per recuperare produttività di fronte a scelte unilaterali ed indiscutibili di altri committenti hanno avuto sulla vita dei lavoratori di Comdata, flessibilità contro le quali, ci pare di ricordare, sono stati organizzati anche degli scioperi unitari?).
    Ecco, ad SLC‐CGIL è sembrato davvero strano che mentre altri call center, attraverso la propria associazione di categoria, scrivevano alla politica per difendere questa legge, intendendola almeno come la volontà delle istituzioni di metter davvero le mani in un settore che sta andando in rovina e le cui macerie cadono tutti i giorni sui lavoratori, Comdata ed Almaviva scegliessero di prestare il loro peso e la loro importanza alla battaglia di quella committenza che, se potesse, tornerebbe tranquillamente alle condizioni descritte dal film di Virzì. SLC‐CGIL Piazza Sallustio 24 – 00187 Roma Tel. 06 4204 8204 Fax 064824325 Sito internet http://www.slc‐cgil.it e‐mail: segreteria.nazionale@slc.cgil.it
    Come del resto era già successo qualche mese fa quando, di fronte all’atto compiuto da Comdata di lasciare l’inquadramento “industria” per gli ammortizzatori sociali ordinari (proprio mentre qualche altro call center provava a fare invece il percorso inverso, incoraggiato dal sindacato ed osteggiato dalla incomprensibile ostilità dell’Inps e, in quel caso, nel silenzio delle Istituzioni).
    Anche allora facemmo i primi della classe? Dipende sempre con quali occhi si guardano le cose, perché è vero che, in ogni classe che si rispetti, c’è chi si mette in primo piano per farsi interrogare ma c’è anche chi “si fa piccolo piccolo” per non farsi cogliere impreparato dall’insegnante.
    Prendiamo atto di come, anche in quel caso come oggi, qualcuno preferisce fermarsi alla manifestazione di contrarietà rimandando altre forme di protesta a giorni migliori e magari aumentando la posta (perché limitarsi ad un’azienda, c’è tutto un settore…vogliamo iniziare da Telecom che dà le commesse a 0,39 centesimi di euro al minuto, alimenta anch’essa il fiorente mercato della delocalizzazione e tiene sotto ricatto occupazionale i propri dipendenti di call center un anno si e l’altro pure?! Pronti!).
    A noi in realtà interessa capire se le lavoratrici e i lavoratori aderiranno a queste proteste, che è il vero “fatto” di tutta questa vicenda. E forse interessa capire (non solo alla SLC CGIL crediamo) cosa pensano gli amici della Fistel Cisl (che pure hanno condiviso con la SLC CGIL il peso di decine di accordi difficili fatti nei call center per “riparare” i guasti delle politiche dei committenti) della contrarietà di Comdata ed Almaviva ad una legge che tutto il sindacato richiede da anni.
    Rimane però un ultimo elemento, a nostro avviso innegabile.
    Quando un sindacato, qualsiasi sindacato, mette in campo delle azioni di lotta che comportano l’astensione dal lavoro occorrerebbe rispetto, soprattutto per quei lavoratori che decidono liberamente di aderire, coscienti di perdere una giornata di paga, nella convinzione di fare qualcosa che condividono a difesa del proprio lavoro e della propria dignità e che non meritano di esser presi per “allocchi” che si fanno abbindolare da chissà quali reconditi fini.
    Quando poi a commettere questa mancanza di rispetto è un altro pezzo del mondo sindacale,
    beh…
    La Segreteria Nazionale di SLC‐CGIL

     

    SLCCGIL Piazza Sallustio 24 – 00187 Roma Tel. 06 4204 8204 Fax 064824325 Sito internet http://www.slccgil.it email: segreteria.nazionale@slc.cgil.it

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    La Cgil esprime la più ferma condanna per l’attentato che oggi ad Ankara ha causato la morte di decine e decine di persone proprio mentre nella capitale della Turchia si svolgeva una manifestazione che chiedeva libertà, pace e democrazia, manifestazione organizzata da un cartello di organizzazioni tra cui le confederazioni sindacali Desk e Kisk.

    Questo attentato rappresenta un nuovo ostacolo al necessario processo di pacificazione e di risoluzione dei conflitti in un contesto in cui, alla storica questione curda, si affiancano i nuovi problemi legati al terrorismo di matrice religiosa integralista e allo scontro armato in atto in Siria.

    Il governo turco, alla vigilia di una importante scadenza elettorale, ha di fronte alla comunità internazionale il dovere di garantire il diritto a manifestare e a esprimere liberamente il proprio pensiero e le proprie opinioni a tutti gli attori della vita pubblica nel Paese, a cominciare dalle organizzazioni sindacali troppo spesso oggetto di attacchi e limitazioni all’esercizio delle proprie attività.

    Ai cittadini e ai sindacati della Turchia, alle vittime di questa nuova orrenda strage, a quanti in quel difficile contesto si battono per la pacifica convivenza e per la soluzione non violenta dei conflitti, la Cgil conferma la propria solidarietà e il proprio sostegno, nella convinzione che solo nella pace e nel dialogo risiede la possibilità di affermare i valori della democrazia e della libertà.

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