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    La soglia di attenzione
    Siamo oramai alla fine del terzo mese dell’anno 2016 e ci siamo arrivati accompagnati dalla perenne crisi del lavoro italiano e nel nostro settore in particolare dalle gravi e difficili vertenze che stanno coinvolgendo i lavoratori e le lavoratrici di Almaviva, di Uptime e di Gepin e che nel futuro prossimo vedrà coinvolti altri lavoratori.
    Non stiamo ovviamente a ripetervi le cause che stanno provocando questa situazione insostenibile, non lo facciamo perché tutti i nostri lettori già conoscono i suddetti motivi, che abbiamo più volte trattato e denunciato sulle pagine del nostro sito.

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    Oggi bensì vi vogliamo far presente il livello della soglia d’attenzione sui nostri problemi, che mai come oggi sono argomento di discussione e dibattuti su molti media a livello nazionale.
    Infatti le varie vertenze che abbiamo elencato sono diventate protagoniste di varie trasmissioni radiofoniche e televisive -puntata “la radio ne parla” su RadioRai1, puntata “La gabbia” su LA7 ecc ecc- a testimonianza di come sta cambiando la direzione del vento e la sensibilità delle persone in merito a questi gravi problemi.
    Nel presente articolo vi alleghiamo i vari link per le trasmissioni che vi abbiamo appena accennato, con un caldo consiglio di prendervi un po’ del vostro prezioso tempo per ascoltare la trasmissione radiofonica, ricca di interventi importanti come quello del viceministro al Ministero dello Sviluppo Economico, Teresa Bellanova, dove parla della necessità di porre fine alle gare al massimo ribasso, per far subentrare quella “economicamente più vantaggiosa” dove non si tiene come unico e imprescindibile criterio quello del minor prezzo, ma si tiene conto anche della qualità del servizio fornito, oppure come l’intervento di Riccardo Saccone, della Segreteria Nazionale SLC\CGIL dove fa presente la mancata applicazione dell’articolo 24 bis, che potrebbe dare un evidente beneficio alle aziende italiane.

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    Detto questo, non ci resta che augurarvi un buon ascolto delle trasmissioni e di ricordarvi di non far scendere il livello d’attenzione che abbiamo in questi giorni, perché dopo tanti anni finalmente si parla di noi e dei nostri problemi.

    la puntata “La radio ne parla”

    http://www.laradioneparla.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-561800bd-3348-4927-9d58-79ac00807bd7.html

    la puntata “La gabbia”

    http://www.la7.it/la-gabbia/video/miriam-criscito-uptime-17-03-2016-178046

    Manifestazione GEPIN

    https://www.facebook.com/media/set/?set=a.1722275301391564.1073741845.1685352145083880&type=3&pnref=story

    *foto tratte dalla manifestazione GEPIN

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    #siamotuttiuptime
    Articolo 1 della Costituzione Italiana:
    “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”

    Gli articoli Costituzionali, ossia le idee e lo spirito delle persone che hanno liberato l’Italia dalla dittatura fascista e dal nazismo tedesco, oggi come oggi sono spesso dimenticate, bistrattate e addirittura messe in discussione per una eventuale riscrittura e ammodernamento.

    Ma fino all’ultimo secondo in cui non verrà terminata l’eventuale riscrittura di una nuova Costituzione Italiana, tutti noi siamo tenuti e obbligati a rispettare e a tutelare quella che abbiamo oggi. Ma cosa succede quando chi non rispetta la Costituzione Italiana è chi ha scritto gli articoli e li deve difendere?

    Poste Italiane spa è come tutti noi sappiamo un’azienda – una delle poche, vista l’incomprensibile fretta di cedere le aziende statali- che ha ancora il 60% delle sue azioni in mano allo Stato Italiano, ossia il soggetto che a suo tempo ha scritto l’articolo 1 della Costituzione Italiana, ma che nonostante questo ha deciso di licenziare ben 100 persone, in maggioranza donne e mamme che lavorano per Uptime spa.

    Uptime spa lavora per il numero verde 803 160 di Poste Italiane spa, che dopo una lunga e travagliata vertenza ha deciso di rescindere dalla collaborazione con GEPIN -Uptime spa è partecipata sia da Poste Italiane 30% che da GEPIN- e cosi lasciare a casa e senza lavoro ben 100 persone.

    Ma questo non è tutto, tralasciando il travagliato percorso dal momento della nascita, che nel lontano 2003 da una cessione di ramo d’azienda crea la Uptime spa -50%GEPIN, 30%OMEGA (vi dice nulla questo nome?) 20%Dda- passando dal fallimento OMEGA – anno 2009 (vi ricorda nulla?) – le lavoratrici e i lavoratori arrivano ai giorni nostri e dopo ben 15 anni di onorato servizio e dopo l’arresto per bancarotta fraudolenta di Zavaroni -Presidente di GEPIN,società di maggioranza – vengono a sapere che Poste Italiane hanno l’intenzione di inserire le attività lavorate da Uptime in una nuova gara d’appalto.

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    Il resto di questa drammatica storia è quella che oggi tutti noi che lavoriamo nei call-center conosciamo, ossia quella della gara che Poste Italiane ha appaltato a varie società a un costo irrisorio che non è sostenibile da nessuna azienda seria che lavora sul territorio Italiano con tutte le agevolazioni possibili, persino usufruendo degli sgravi fiscali che il “Jobs act” mette a disposizione non è possibile sostenere una commessa che viene pagata da Poste Italiane tra i 29 e i 33 centesimi al minuto.

    Ma Poste Italiane –ricordiamo la partecipazione del 60% dello Stato Italiano – la pensa diversamente. Non si preoccupano affatto della ricaduta che questa scellerata decisione può avere e sta causando a migliaia di persone e in particolare ai 100 operatori di Uptime. Non si preoccupa di questo nemmeno lo Stato Italiano, che nel caso di licenziamento di queste persone, dovrà attivare i sostegni economici e gli armonizzatori sociali, con ulteriori spese che saranno a carico di tutti noi, lavoratori e lavoratrici, cittadini e cittadine che regolarmente paghiamo le tasse che ci vengono prelevate direttamente dalle nostre competenze in busta paga.

    Ma non hanno fatto i conti con le 100 donne e 100 mamme di Uptime, non hanno fatto i conti con la loro determinazione, la loro rabbia, la loro voglia di giustizia e la voglia di gridare la verità, quella che al momento le vedono in difficoltà, ma che alla fine di questo bieco gioco le vedrà vincitrici. E nel frattempo si danno da fare; si mobilitano, rilasciano interviste, cercano contatti per sensibilizzare la cittadinanza – come hanno fatto con noi – e pensano anche al prossimo, provocatoriamente pensano al prossimo, donando il loro sangue per aiutare chi ne può aver bisogno, così in modo che Poste Italiane non glielo possa portare via.

    volantino donazione sangue sciopero

    Scrivo e firmo questo articolo, di questa storia in cui mi sono appassionato, mi sono reso partecipe, in cui mi sento protagonista, perché anch’io ho vissuto quello che hanno vissuto e stanno vivendo le lavoratrici e i lavoratori di Uptime, perché quella stessa incertezza mista alla voglia di fare e di trovare una soluzione, io l’ho vissuta 6 anni fa, in quei 100 giorni di Lotta Perfetta che mi hanno visto insieme ai miei colleghi vincere una difficile vertenza dopo il fallimento Answers e della OMEGA.

    Scrivo e firmo questo articolo – non lo avevo mai fatto prima – anche e soprattutto per manifestare il mio rispetto e la mia vicinanza a tutte quelle persone, che seppur non conosco, sento particolarmente vicine e care.
    Un abbraccio.
    Giacomo Rossano Romani RSU SLC\CGIL Call&Call Pistoia.

    Alleghiamo una cronostoria della Uptime, foto di alcuni colleghi e video.
    Per cortesia condividete.
    Grazie.

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    • Nel 1/1/2003, per effetto di una cessione di ramo d’azienda, di cui in allegato, nasce la Uptime Spa(50% Gepin, 30% omega, 20% Dda)i
    • . il lavoratori coinvolti sono: 140 circa. All’ epoca al ministero delle comunicazioni è insediato Gasparri, e sin dal primo momento si parla di un interesse di alleanza nazionale per la cessione considerati i rapporti politici sia dei vertici di gepin che di quelli di omega
    • Le attività cedute riguardano: assistenza clienti dedicati Sda, risposta telefonica numero verde poste e assistenza clienti reclami per paccocelere1, pacco celere 3, pacco ordinario, help desk Sda.
    • L’attività, contrattualizzata attraverso accordo commerciale tra Poste/Sda e Uptime in realtà viene svolta in maniera indifferenziata dal personale di Uptime, di Gepin e di Omega.
    • Il primo contratto di durata 3+3 anni si protrae attraverso proroghe annuali automatiche che con comportano una rivisitazione delle clausole commerciali.
    • Anno 2009 fallisce Omega’assetto societario viene rivisto: 70% Kepi 30% Sda. I lavoratori di omega, tutti licenziati, che decidono di fare causa per interposizione di manodopera ad Ultime(il contratto in essere era quello tra poste e Ultime) vengono reintegrati negli anni successivi.
    • Sin dal 98/99  gli ex lavoratori Sda, poi esternalizzati,hanno fondato i servizi di assistenza sia Sda che poste. Il livello di professionalità ad oggi è tale che ha comportato un’autonomia decisionale sulla chiusura delle pratiche. In sede è presente personale di poste italiane  per la gestione dei casi particolari. Ai clienti rispondiamo come assistenza clienti poste italiane e interloquiamo con uffici postali e vari esponenti di direzione poste. In tutti i casi i rapporti vengono finalizzati come fossimo personale diretto di poste.
    • Anno 2015. Nel febbraio 2015 Zavaroni presidente di Gepin e azionista di maggioranza di Uptime finisce in carcere con l’accusa di bancarotta fraudolenta relativa a una società da lui gestita in anni precedenti(Getek)
    • Il ramo contact di Gepin viene venduto a una società immobiliare, la Samo.
    • Solo a seguito dell’arresto di Zavaroni iniziano a circolare le voci che sul fatto che le attività da noi gestite saranno inserite in un bando di gara(in realtà si tratta di affidamento selezionato tramite inviti riservati di poste)e che esiste una precisa volontà da parte di poste di dismettere la partecipazione azionaria, detenuta attraverso Sda, in Uptime.
    • La gara è stata pre.assegnata il 25 novembre e uptime è fuori!Poste ha aperto le buste e il lavoro di uptime, ricompreso in più lotti, è stato spartito tra diverse società ad un prezzo così basso(tra i 29 e ii33 cent)da rendere impossibile il pagamento regolare di qualsiasi lavoratore! Così Poste e Sda dopo 15 anni  scaricano 100 lavoratori, per 80 %  Donne e Mamme, e l fanno assegnando le loro attività a società molto discusse e con conosciuti problemi di liquidità e contenziosi con lo Stato per mancato pagamento di Iva e Contributi. A meno di un mese dall’approvazione delle clausole sociali con cui Governo e Parlamento hanno inteso regolare la barbarie dei cambi d’appalto nell’attività di call center, i manager di un’azienda pubblica privi di etica e responsabilità sociale danno uno schiaffo alle Istituzioni scaricando i  lavoratori ch da 15 anni, gli dedichiamo un pezzo importante della loro vita!osi
    • In questo modo si determinerà la condizione per cui i 100 lavoratori di Uptime, per l 80 % mamme e donne, già dipendenti Sda e che operano come personale di poste italiane, non avranno  alternativa che una lunga stagione di declino professionale che sfocerà, alla fine dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali, nella inevitabile chiusura del rapporto di lavoro
    • Un esperto del lavoro coadiuvato da uno studio legale, invitato a un’assemblea dei lavoratori, ha asserito che esistono tutte le condizioni per intentare causa a poste per interposizione di manodopera  con ottime possibilità di successo. In questi giorni i lavoratori stanno avviando l’iter legale. Tale soluzione comporterà un inutile dispendio di denaro pubblico da parte di poste (l’opposizione ai licenziamenti che potrebbe essere tranquillamente evitata attraverso una soluzione in bonis che dia garanzia di continuità occupazionale)
    • Da luglio 2015 i lavoratori uptime spa hanno intrapreso una serie di iniziative, su lungo periodo con:3 dicembre con una manifestazione sotto poste viale europa,  , il 9 dicembre con una manifestazione presso piazza Montecitorio, e un presidio costante sotto poste italiane dal 4 dicembre che continua ad oltranza, insieme ai volantinaggi quotidiani nei più grandi uffici di roma.
    • Il 18 gennaio abbiamo organizzato lo “sciopero delle mutande con lo slogan”poste ci sta mettendo in mutande”
    • Il 22 gennaio lo sciopero dei fantasmi
    • Il 27 gennaio abbiamo organizzato lo sciopero del sangue con lo slogan “se poste vuole il nostro sangue noi non glielo diamo, lo domiamo,
    • Stiamo organizzando lo sciopero dei calendari per far si che poste scelga una data per il tavolo di trattativa per farsi carico di 100 lavoratori, per lo più donne e mamme, che non devono essere le vittime sacrificali dei giochi politici dei manager di poste

    i video di #SiamotuttiUptime

    https://youtu.be/19iNIpTNJ_g

    https://youtu.be/4dZFZ98GIXU

    https://youtu.be/6og8ufXZcjo

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    Videointervista a Marco Del Cimmuto, Segretario generale SLC\CGIL AREA VASTA FIRENZE-PRATO-PISTOIA

    Oggi abbiamo finalmente il piacere di pubblicare la nostra prima videointervista a Marco Del Cimmuto, il Segretario generale SLC\CGIL AREA VASTA FIRENZE-PRATO-PISTOIA che in 3 brevi minuti, ci spiega le prossime iniziative del sindacato, e un breve resoconto di questo 2015 che ci stiamo per lasciare alle spalle.

    Questa, come tutte le nostre interviste, rappresentano tutto il nostro impegno, nel dare lo spazio a tutte le persone che giorno dopo giorno si impegnano nel difendere e nel tutelare i nostri diritti.

    Ringraziamo Marco e tutte le altre persone, che ci hanno dedicato, e che ci dedicheranno il loro tempo, per le nostre interviste.

    https://youtu.be/d78BF4BJwMo

    Seguiteci, e cercheremo di sorprendervi!

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    Intervista a Daniele Carchidi, Segretario SLC\CGIL Calabria

    Daniele Carchidi è il Segretario SLC\CGIL della regione Calabria, una regione che letteralmente vive di call-center; infatti la Calabria vede impiegate nel settore 15.000 persone, degli 80.000 lavoratori italiani nei call-center, e questo semplice e singolo dato rende la Calabria con le sue società di call-center un punto di riferimento nel nostro settore, sia per il lavoro, ma soprattutto per i diritti e le rivendicazioni della nostra categoria.
    Oggi nell’articolo, pubblichiamo un’intervista a Daniele Carchidi, dove in soli 30 minuti, il Segretario (seppur facendo riferimento alla regione Calabria) elenca le numerose e affannose problematiche che da sempre mettono al centro del vortice il nostro lavoro: precarietà, Jobs Act, clausole sociali e tante altre importanti tematiche, che togliendo il nome della regione che lui rappresenta, diventa uno specchio in cui tutti noi ci vediamo riflessi, perché il problema della continuità d’appalto, le nuove regole del mercato del lavoro, e il meccanismo del massimo ribasso, riguarda un lavoratore in Calabria, come un collega che vive e lavora in Val d’Aosta.

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    Il Segretario, in questa intervista spiega in modo chiaro e diretto quali sono le nostre battaglie, che il Sindacato SLC\CGIL affronta in una perfetta ma non anonima solitudine, come per esempio la clausola sociale, che vede solo la CGIL in prima linea, nel rivendicare un diritto che è legge in tutto il resto dell’ Europa civile.
    Vi invitiamo caldamente a prendervi questi canonici 30 minuti del vostro prezioso tempo libero, e guardare il video al link sottostante, per essere così informati sulla nostra situazione attuale, ma soprattutto per comprendere meglio la direzione univoca che la SLC\CGIL intende cavalcare e portare a casa di tutti noi; i nostri diritti.

    https://youtu.be/sSzZ9D0tHFA

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    Lettera aperta di Michele Azzola a Dina Ravera
    La vicenda dell’ approvazione della clausola sociale ai lavoratori dei call-center si arricchisce di una nuova e importante risposta, o meglio, di una lettera aperta che il Segretario della SLC\CGIL Michele Azzola si è sentito in dovere di scrivere alla Presidente Asstel Dina Ravera.
    La lettera (che pubblichiamo e alleghiamo a questo articolo) non è altro che una ficcante missiva, dove il Segretario manifesta la sua indignazione verso una bocciatura dell’emendamento da parte di Asstel, facendo presente al Presidente Ravera di aver riportato una visione stereotipata del settore telecomunicazioni e non veritiera.
    Azzola, nel rispondere a un attacco così duro, da parte di Asstel, preferisce a differenza della controparte, la risposta tramite una lettera aperta, anziché un freddo comunicato stampa, e in questa lettera il Segretario snocciola tutti i numeri delle vertenze degli ultimi 3 anni (e si limita solo a questi) facendo presente che nel corso di questi (soli) 3 anni, ben 10.000 persone sono state coinvolte dalle varie crisi aziendali, e poi con il dato di fatto più importante; come sottolinea lui stesso in grassetto: ” D’altra parte è evidente che nessun imprenditore è disponibile a investire 1 euro su una attività che perderà certamente al primo cambio d’appalto per effetto del divario di prezzo sul costo del lavoro“.
    Questo è un passo fondamentale della lettera dove Michele Azzola, si mette i “panni” dell’imprenditore che vuole investire in una società che purtroppo opera in un settore, dove non vince chi ha la qualità del servizio e dell’innovazione come punta di diamante, ma bensì solo il costo del lavoro, e qui tutti noi sappiamo che non esistono limiti, nè’ decenza. Poi il Segretario, continua a sviscerare i vari “orrori” del liberismo di un mercato senza tutele, nè garanzie.
    Detto questo, adesso noi alleghiamo la lettera del Segretario SLC\CGIL Michele Azzola, in modo tale che ognuno di noi la possa leggere e capire quanto sia fondamentale l’occasione di vedere premiati gli sforzi che tutte le persone che lavorano nei call-center hanno fatto in tutti questi anni, accettando ricatti e estorsioni, pur di poter avere una retribuzione, e il riconoscimento del sacrosanto diritto di poter dire NO ALLA PRECARIETA’ di un lavoro per anni inseguito e desiderato.

    nel link sottostante: la lettera di Michele Azzola a Dina Ravera

    Call Center – lettera aperta Azzola a Pres. Asstel Ravera_09-10-2015

    nel link sottostante: la petizione on-line per l’applicazione della clausola sociale

    https://www.change.org/p/basta-precarietà-nei-call-center-firma-per-un-lavoro-giusto-e-dignitoso?recruiter=398467232&utm_source=share_petition&utm_medium=whatsapp

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    Call&Call La Spezia:videointervista a Samuele Falossi

    In questo articolo inseriamo una video-intervista a Samuele Falossi Coordinatore Regionale SLC\CGIL Toscana, dove parla dell’avvenuta ipotesi d’accordo sottoscritta dalle RSU il 16 settembre 2015 a La Spezia e che è stata posta al voto dei lavoratori della Call&Call La Spezia filiale di Pistoia il venerdi 18 settembre.

    buona visione.

    https://youtu.be/Hem7jwsY0Pw

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    “L’aria che tira”

    prendiamo spunto dal titolo della trasmissione televisiva che viene trasmessa sul canale “La7” e che nella puntata di oggi ha svolto un servizio sulla vertenza di Call&Call Milano e sui “Call center clandestini” che sono stati scoperti e denunciati a Taranto dai delegati e dirigenti sindacali della SLC/CGIL locale.

    “Che aria tira?”

    pessima direi. Basta ascoltare attentamente le parole che tutti i protagonisti pronunciano nei servizi, basta per sentirne e capirne l’amarezza, la paura e il disincanto per capire che aria tira e quale sia anche la direzione in cui il vento soffierà nei prossimi giorni.

    “ho fatto sette anni in co.co.co, poi in co.co.pro e dopo essere a tempo indeterminato, adesso a 52 anni mi ritrovo cosi” dice una collega di Milano, alla domanda “come ci si sente a essere un costo improduttivo per l’azienda” la collega di Milano trova la forza e la dignità per rispondere a una domanda a cui nessuno mai vorrebbe rispondere.

    “sicuramente qui il Jobs Act si infila sicuramente, perchè con i licenziamenti io lascio a casa delle persone che costano, e spostanto il lavoro presso altre sedi si aumenta il lavono incrementando il personale con agevolazioni fiscali e a scapito dei diritti” dice sinteticamente Sara Rubino SLC/CGIL di Milano, e come potete ascoltare direttamente con le vostre orecchie tutti e tutte le parti portano le proprie motivazioni, lecite e meno lecite, per spiegare una situazione e un mondo “Call_Center” che è completamente malato, incancrenito dalla unica legge che vige e che viene riconosciuta.

    Quella del massimo ribasso.

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    In barba ai diritti conquistati negli ultimi 30 anni di lotte sindacali dai lavoratori e dalle persone, in barba alle più elementari leggi umanitarie. Basta vedere il servizio seguente sui call center clandestini di Taranto.

    “Ci riprendevano con le telecamere, venivamo minacciati di essere licenziati, e di perdere quel poco che prendevamo; 2,50€ l’ora” agghiaccianti parole dette alla giornalista sotto il cocente sole tarantino, e il racconto degno di un thriller holliwoodiano non finisce, “non potevamo avere rapporti con i colleghi e infatti ci tenevano separati, non potevamo andare in più di due insieme a prendere il caffè e dovevamo andare in bagno il meno possibile” ma anche in questo scenario da brivido ci sono persone coraggiose e coerenti con se stesse e il ruolo che hanno come Giuseppe Massafra, Segretario Generale CGIL di Taranto che denuncia la mancanza di leggi della continuità di appalto, favorendo una logica di abbassamento del prezzo della commessa, consentita dalle leggi e dalle norme di un mercato e di uno stato che chiede i “sacrifici” a una sola parte dei due protagonisti del dramma; i Lavoratori e le Lavoratrici.

    Adesso e al momento è questa l’aria che tira, ma questo non deve farci demordere dal nostro ruolo e dall’impegno che ogni persona civile ha verso se stesso e verso gli altri; ossia quello di essere determinati e pronti a difendere i propri diritti e quelli di chi ti si siede accanto, oppure a mille e passa chilometri da te, perchè dove iniziano i diritti della persona che siede vicino a te, da quel punto esatto, inziano i tuoi.

    nel link sottostante a partire dal minuto 8 il servizio su Call&Call Milano e a seguire quello sui call center clandestini di Taranto.

    http://www.la7.it/laria-che-tira/rivedila7/puntata-23062015-23-06-2015-157885

     


    “People Care”, o come adesso lo hanno iniziato a chiamare gli ex-dipendenti “il call-center di Guasticce” visto che la loro esasperazione e’ talmente tanta da non voler più sentire nemmeno pronunciare il nome della loro azienda , è il call center che fino a pochi giorni fa dava lavoro a oltre 400 persone nel territorio tra i comuni di Collesalvetti e Livorno.
    Oggi,insieme a Samuele Falossi coordinatore regionale della Toscana di SLC/CGIL, siamo andati da loro per aiutarli a presidiare il luogo di lavoro, perché in questi giorni tutti i dipendenti hanno iniziato il proprio percorso per attivare l’attuale ammortizzatore sociale previsto dalla nuova legge sul lavoro, la cosiddetta NASPI dell’attuale governo Renzi, presso gli uffici dell’impiego.
    A proposito: chi fosse maggiormente interessato a sapere come funziona e come si accede alla NASPI, vi consigliamo di scaricare il manuale che abbiamo inserito nell’articolo “NASPI-Disoccupazione” presente sul nostro sito.
    La storia che ha condotto i 400 lavoratori e lavoratrici al drammatico esito di oggi risale addirittura allo scorso anno, quando nel mese di dicembre 2014 l’azienda faceva capire di non essere più intenzionata a rinnovare la commessa con SEAT PAGINE GIALLE, committente che addirittura aveva aperto il call-center di Guasticce quasi 10 anni fa con il nome di Telegate, e inoltre provvedeva a spostare parte del traffico telefonico della commessa stessa verso altri call-center italiani e esteri.
    E le lavoratrici e i lavoratori di Guasticce, giorno dopo giorno,si vedevano svuotare il loro lavoro e la loro professionalità maturata in 10 anni di lavoro, per essere affidata ad altre mani e altre voci a discapito della privacy del cliente e alla qualità percepita del cliente stesso.

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    Ma nonostante questo l’attuale proprietà non ha offerto nessuna altra soluzione alternativa a quella del licenziamento collettivo.
    Dietro le parole “licenziamento collettivo” ci sono soprattutto i volti delle donne di Guasticce, come Sonia, Samantha, Maria e altre centinaia, e ci sono soprattutto quelli dei loro figli, che oggi come piccoli uomini e piccole donne erano al fianco dei loro genitori per difendere il proprio futuro.
    Oggi la commessa SEAT PAGINE GIALLE è stata correttamente aggiudicata da Comdata società operante nel settore call-center, e questo rimane l’ultimo spiraglio per Guasticce; infatti domani 4 giugno al MISE è stato convocato un tavolo per cercare di trovare un accordo, che ovviamente rispetti chi si è aggiudicato la commessa, e anche chi fino a pochi giorni fa la lavorava, regolarmente e con successo.

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    Questa situazione non si sarebbe mai avverata se nel nostro ordinamento fossero presenti, come nel resto della Comunità Europea le clausole sociali, come la “continuità di appalto” promossa dalla CGIL , che tutela il lavoratore e la lavoratrice, oltre a impedirne la folle corsa al massimo ribasso.
    Ma anche nel caso che domani 04-06-2015 non si trovasse la via d’uscita che tutti si augurano, le lavoratrici di Guasticce non rimarranno inerti, non punteranno il loro dito verso le persone che domani lavoreranno quella che loro considerano la “loro commessa”, sia che questa venga lavorata in Italia oppure all’estero, ma bensì si organizzeranno e con determinazione inizieranno a difendersi, con le unghie e i denti, come solo le donne, le mamme e le leonesse sono capaci di fare.
    Noi di Pistoia saremo al loro fianco.

     Intervista alle Lavoratrici

    Intervista a Filippo Bellandi SLC/CGIL Livorno e RSU People Care

    Intervista a Samuele Falossi coordinatore regionale Toscana SLC/CGIL

     

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