Gli ostaggi della Maestrelli

 

Era il Dicembre del 2015 quando ci furono le prime avvisaglie, che come i tuoni in lontananza di un temporale minacciarono il posto di lavoro dei 45 dipendenti della cartotecnica Maestrelli a Sovigliana, una azienda che da oltre sessant’anni era stata un punto stabile di riferimento per il settore e che grazie alla professionalità acquisita dei suoi dipendenti aveva contribuito a creare un distretto della lavorazione di carta e cartone. Questa prima procedura fu aperta dall’attuale amministratore delegato, in carica dal luglio 2014, prevedeva una richiesta di mobilità per 14 dei 45 lavoratori che al tempo la Maestrelli impiegava.

La richiesta dell’amministratore delegato, veniva motivata con le stesse identiche richieste e motivazioni che tutti noi abbiamo almeno ascoltato una volta nella nostra vita lavorativa, e dietro alle fantomatiche idee di rilancio, di snellimento dei costi aziendali, prospettava ai lavoratori il rilancio dell’azienda, ma questo “leitmotiv” oramai ai nostri tempi ha perso qualsiasi barlume di credibilità, infatti sono troppe le esperienze e le situazioni vissute che ci possono far credere in un rilancio di una attività lavorativa, basandola esclusivamente sul taglio della forza lavoro e sulla riduzione dei costi a carico dei lavoratori.

La prima vertenza, comunque si chiude con un impatto minore rispetto alle richieste aziendali, grazie alla contrattazione delle OO.SS e anche all’uscita volontaria di alcuni dipendenti, cosi da “regalare” a chi restava un’illusione di continuità lavorativa.

Ma non è stato cosi.

Quella prima procedura era solo il primo scalino del declino e del degrado aziendale che ha messo i suoi dipendenti a rischio lavoro e che addirittura, oggi tiene in ostaggio chi aveva deciso di rimanere alla Maestrelli a lavorare.

Infatti il 14 Febbraio 2017, l’amministratore delegato convoca le RSA per comunicare loro l’apertura di un concordato fallimentare il 10 dello stresso mese.

Il baratro tanto temuto si era appena aperto sotto i piedi di chi fino a quello stesso giorno aveva prestato il proprio lavoro alla Maestrelli.

Perché l’assurdo di tutta la situazione che si è creata, l’assurdo della crisi che l’amministratore aveva appena comunicato ai lavoratori, era quella di aver dovuto necessariamente prendere questa decisione, per il timore di una richiesta di fallimento da parte di un creditore per un importo di 200.000,00 €.

Certamente questa ipotesi di fallimento non poteva e non doveva passare inosservata, ma per un’azienda come la Maestrelli che di sicuro nella sua lunga e onorata attività ne aveva passate altre, era una situazione che poteva essere superata, infatti il lavoro non era mai mancato e anzi, per assurdo le consegne degli ordini che erano in lavorazione, con questa richiesta di concordato fallimentare, sono state bloccate.

Ma questo non è il culmine delle assurdità che oggi si vive alla Maestrelli.

Infatti oggi chi ha avuto la sfortunata idea di avere un posto fisso, retribuito e tutelato, si vede essere diventato alla pari di un macchinario della Maestrelli. Chi è rimasto a lavoro, è un ostaggio della Maestrelli che l’amministratore non ha intenzione di liberare. In questo modo, si toglie alle persone non solo il lavoro, non solo la dignità di essere vivente, ma anche l’amara soddisfazione di accedere ai pochi ammortizzatori sociali che oggi sono a disposizione.

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Questa è la nuova tendenza dell’imprenditoria italiana, questa è la vera novità che riguarda non solo i dipendenti della Maestrelli, ma che riguardano anche i lavoratori di Almaviva Palermo, che furono messi davanti alla scelta di un trasferimento a Rende -Calabria- per mantenere il loro lavoro, cosi come gli uomini e le donne a cui Sky ha deciso di imporre loro il trasferimento da Roma a Milano, come in questi giorni ai giornalisti della redazione del  TG5 sempre nella stessa tratta “Roma-Milano”.

La tendenza è quella di considerare le persone alla stregua di un macchinario, di un utensile di cui il proprietario può gestire e spostare a proprio piacimento, così da mettere una persona davanti alla tragica scelta tra il lavoro e la propria vita che ognuno di noi si è duramente costruito.

Ma I ragazzi della Maestrelli non hanno intenzione di mollare tanto facilmente, nonostante la perenne e continuata “latitanza” del loro amministratore – come nella vicenda Answers, vissuta a Pistoia– loro si stanno dando da fare, hanno proposto all’attuale amministratore la loro volontà di creare una cooperativa sociale,e hanno fatto capire che sono molto determinati nel mantenere le loro occupazioni, ma l’amministratore dietro il muro di gomma a cui si è trincerato non ha ancora dato risposte. Al momento ci sono solo promesse, come quella fatta alcuni giorni fa di fare un’istanza per permettere ai suoi ex-dipendenti di essere licenziati e poi poter accedere ai vari supporti sociali.

Nel frattempo, in attesa di uno sblocco, loro vivono da Marzo negli stessi luoghi in cui fino a pochi giorni fa hanno prestato lavoro, e come tante altre realtà, mandano il loro personale e caloroso messaggio, al loro amministratore in primis, a chi ci governa e emettono leggi che giorno dopo giorno erodono i pochi diritti fondamentali che ci siamo conquistati in oltre quarant’anni di rivendicazioni, e infine lo mandano a tutti noi che leggiamo questo articolo; NOI NON MOLLEREMO MAI!

E lo sguardo nella foto di un nostalgico Ernesto “Che”Guevara intento a fumarsi un meritato sigaro dopo la battaglia, è la loro rivendicazione.

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