La Democrazia di serie A e di serie B

È passato molto tempo da quando abbiamo pubblicato l’ultimo nostro articolo in cui vi raccontavamo del possibile licenziamento per chi si trova in uno stato di malattia continuativa e cronica e da quell’articolo fino a oggi sono successe tante cose, su cui io ho deciso di tralasciare il racconto, per il semplice fatto che attendevo di assistere alla loro conclusione.

Faccio riferimento alla annosa e per tanti nostri ex-colleghi, questione “Almaviva” che in questi giorni è stata riportata dai vari media nazionali e non, per il licenziamento di 1666 persone della sede di Roma.

Nel seguente articolo che andrete a leggere, io mi voglio soprattutto soffermare nel merito di questo “licenziamento di massa” che nel nostro settore, non ha mai vissuto in tali numeri e con tutte le sue naturali conseguenze, almeno negli ultimi anni.

La situazione Almaviva è ben nota e sinceramemte non credo che ci sia la necessità di rammentarla, – ci sono molti articoli nel nostro archivio- fatto sta che in questo periodo a cavallo tra l’appena trascorso 2016 e il 2017, è stata presa la drastica e inappellabile decisione di lasciare a casa 1666 colleghi.

E il conto dei licenziati poteve essere ben più alto, visto che la richiesta di messa in mobilità riguardava anche le persone che lavorano nella sede napoletana. Ma entriamo nei fatti e cerchiamo di ricostruire l’accaduto.

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il 21 dicembre presso il MISE a Roma era stato convocato un tavolo per cercare di trovare un accordo che scongiurasse il licenziamento di oltre 2500 persone, – i lavoratori delle sedi di Napoli e Roma – nel cuore della notte, erano all’incirca le 02.00, i rappresentati per Almaviva presentano ai vari delegati sindacali presenti l’unico accordo possibile; ossia quello che prevede un taglio del salario – fino al 17% dell’importo della busta paga – e l’applicazione del famigerato controllo a distanza, con la conseguente e naturale non applicazione del CCNL vigente. Oltre a altri pesanti interventi a carico dei lavoratori, per un periodo di tre mesi, in modo tale – a dir loro – di ritornare a un ennesimo tavolo per trovare la tanta sospirata soluzione finale.

Le RSU di Roma, prima di questo incontro avevano organizzato varie assemblee, con il preciso intento di esporre l’attuale situazione e dopo aver consultato le persone, avere il loro mandato.

Nella varie assemblee svolte, la maggioranza aveva dato il mandato a non firmare alcun accordo al ribasso.

E qui il colpo di scena. Almaviva che nel bel mezzo della notte, cala l’unica carta valida che quei giocatori avevano al tavolo e con il motto ” o la borsa, o la vita” pretendono la firma dei vari delegati su quell’accordo per cui i lavoratori di Roma avevano detto no.

Il sindacato può avere tanti difetti, in fondo è composto da uomini che prevalentemente danno il loro contributo dettato dalla propria passione e quindi non sono esenti da possibili errori, ma di sicuro non ha il difetto della mancata applicazione della volontà della maggioranza dei lavoratori e quindi non hanno sottostato a quel ricatto e si sono presentati nei giorni successivi davanti ai lavoratori per chiedere il loro parere.

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E il risultato è stato frastagliante,

590 persone hanno detto si, 430 hanno scelto di dire no e addirittura il restante dei lavoratori si è astenuto.

Ma per Almaviva questo non interessa.

Per Almavavia la scelta democratica dei suoi lavoratori non ha valore. O si firmava nel cuore della notte – lasciando tutto il peso di tale scelta sulle spalle dei delegati sindacali, che poi non sono altro che lavoratori – oppure si mandava a casa ben 1666 cuori. Si avete letto bene: milleseicentosessatasei persone.

E qui mi riporto al titolo di questo articolo, qui vengo a domandare a voi quale sia il peso delle nostre scelte, il peso delle nostre riflessioni e delle nostre decisoni; ossia quale sia il significato di Sindacato.

Perchè il sindacato siamo noi, lo siamo appunto con le nostre decisioni che poi facciamo avere alla nostra controparte tramite i delegati sindacali che noi eleggiamo. Per Almaviva la risposta è quella che tutti noi sappiamo, forse lo è anche per l’attuale governo, che nonostante sia stato l’ospite, ma soprattutto il mediatore della vertenza, non ha impedito che la democrazia non sia stata rispettata.

La mia risposta e mio personalissimo parere è questa;  io credo che sia fondamentale dare una risposta forte e inamovibile a questi, io credo che sia necessario, perchè il baratro che è stato aperto con questi 1666 licenziamenti, non è stato aperto solo sotto i piedi dei lavoratori e delle lavoratrici di Roma, ma è stato aperto sotto tutte le postazioni di lavoro di tutti noi. Da Roma, a Palermo, passando per MIlano come per Bologna. Tutti noi siamo a rischio. Soprattutto perchè con questo gesto è stato cancellato il sindacato dei lavoratori della comunicazione, perchè se non viene e non verrà più permesso di esprimersi, se non verrà più tutelato e valorizzato il volere dei lavoratori, l’essenza stessa del sindacato – la contrattazione . viene meno.

Credo sia fortemente necessario indire una mobilitazione generale, perchè questo gesto travalica le categorie e coinvolge tutti i lavoratori, perchè è fondamentale dare un immediato segno per fare capire ai vari “Almavivetti del quartierino” che noi ci siamo, che noi siamo vivi, che nonostante 1666 persone nel 2017 sono state sbattute su una strada, noi non ci intimoriamo.

Noi siamo ancora vivi.

Noi vogliamo leggi e tutele dei diritti che abbiamo conquistato e che ci permettino di continuare a dare un lavoro e un salario per i nostri cari. Perchè se è vero che il comunismo mangiava i bambini, possiamo altresi dire che questo attuale mercato del lavoro, con questa esaltazione della libera concorrenza, i bambini non li fà nemmeno crescere.

SCIOPERO GENERALE!

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#siamotuttialmaVIVI

Giacomo Jack Rossano.

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