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    Cgil

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    Gli ostaggi della Maestrelli

     

    Era il Dicembre del 2015 quando ci furono le prime avvisaglie, che come i tuoni in lontananza di un temporale minacciarono il posto di lavoro dei 45 dipendenti della cartotecnica Maestrelli a Sovigliana, una azienda che da oltre sessant’anni era stata un punto stabile di riferimento per il settore e che grazie alla professionalità acquisita dei suoi dipendenti aveva contribuito a creare un distretto della lavorazione di carta e cartone. Questa prima procedura fu aperta dall’attuale amministratore delegato, in carica dal luglio 2014, prevedeva una richiesta di mobilità per 14 dei 45 lavoratori che al tempo la Maestrelli impiegava.

    La richiesta dell’amministratore delegato, veniva motivata con le stesse identiche richieste e motivazioni che tutti noi abbiamo almeno ascoltato una volta nella nostra vita lavorativa, e dietro alle fantomatiche idee di rilancio, di snellimento dei costi aziendali, prospettava ai lavoratori il rilancio dell’azienda, ma questo “leitmotiv” oramai ai nostri tempi ha perso qualsiasi barlume di credibilità, infatti sono troppe le esperienze e le situazioni vissute che ci possono far credere in un rilancio di una attività lavorativa, basandola esclusivamente sul taglio della forza lavoro e sulla riduzione dei costi a carico dei lavoratori.

    La prima vertenza, comunque si chiude con un impatto minore rispetto alle richieste aziendali, grazie alla contrattazione delle OO.SS e anche all’uscita volontaria di alcuni dipendenti, cosi da “regalare” a chi restava un’illusione di continuità lavorativa.

    Ma non è stato cosi.

    Quella prima procedura era solo il primo scalino del declino e del degrado aziendale che ha messo i suoi dipendenti a rischio lavoro e che addirittura, oggi tiene in ostaggio chi aveva deciso di rimanere alla Maestrelli a lavorare.

    Infatti il 14 Febbraio 2017, l’amministratore delegato convoca le RSA per comunicare loro l’apertura di un concordato fallimentare il 10 dello stresso mese.

    Il baratro tanto temuto si era appena aperto sotto i piedi di chi fino a quello stesso giorno aveva prestato il proprio lavoro alla Maestrelli.

    Perché l’assurdo di tutta la situazione che si è creata, l’assurdo della crisi che l’amministratore aveva appena comunicato ai lavoratori, era quella di aver dovuto necessariamente prendere questa decisione, per il timore di una richiesta di fallimento da parte di un creditore per un importo di 200.000,00 €.

    Certamente questa ipotesi di fallimento non poteva e non doveva passare inosservata, ma per un’azienda come la Maestrelli che di sicuro nella sua lunga e onorata attività ne aveva passate altre, era una situazione che poteva essere superata, infatti il lavoro non era mai mancato e anzi, per assurdo le consegne degli ordini che erano in lavorazione, con questa richiesta di concordato fallimentare, sono state bloccate.

    Ma questo non è il culmine delle assurdità che oggi si vive alla Maestrelli.

    Infatti oggi chi ha avuto la sfortunata idea di avere un posto fisso, retribuito e tutelato, si vede essere diventato alla pari di un macchinario della Maestrelli. Chi è rimasto a lavoro, è un ostaggio della Maestrelli che l’amministratore non ha intenzione di liberare. In questo modo, si toglie alle persone non solo il lavoro, non solo la dignità di essere vivente, ma anche l’amara soddisfazione di accedere ai pochi ammortizzatori sociali che oggi sono a disposizione.

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    Questa è la nuova tendenza dell’imprenditoria italiana, questa è la vera novità che riguarda non solo i dipendenti della Maestrelli, ma che riguardano anche i lavoratori di Almaviva Palermo, che furono messi davanti alla scelta di un trasferimento a Rende -Calabria- per mantenere il loro lavoro, cosi come gli uomini e le donne a cui Sky ha deciso di imporre loro il trasferimento da Roma a Milano, come in questi giorni ai giornalisti della redazione del  TG5 sempre nella stessa tratta “Roma-Milano”.

    La tendenza è quella di considerare le persone alla stregua di un macchinario, di un utensile di cui il proprietario può gestire e spostare a proprio piacimento, così da mettere una persona davanti alla tragica scelta tra il lavoro e la propria vita che ognuno di noi si è duramente costruito.

    Ma I ragazzi della Maestrelli non hanno intenzione di mollare tanto facilmente, nonostante la perenne e continuata “latitanza” del loro amministratore – come nella vicenda Answers, vissuta a Pistoia– loro si stanno dando da fare, hanno proposto all’attuale amministratore la loro volontà di creare una cooperativa sociale,e hanno fatto capire che sono molto determinati nel mantenere le loro occupazioni, ma l’amministratore dietro il muro di gomma a cui si è trincerato non ha ancora dato risposte. Al momento ci sono solo promesse, come quella fatta alcuni giorni fa di fare un’istanza per permettere ai suoi ex-dipendenti di essere licenziati e poi poter accedere ai vari supporti sociali.

    Nel frattempo, in attesa di uno sblocco, loro vivono da Marzo negli stessi luoghi in cui fino a pochi giorni fa hanno prestato lavoro, e come tante altre realtà, mandano il loro personale e caloroso messaggio, al loro amministratore in primis, a chi ci governa e emettono leggi che giorno dopo giorno erodono i pochi diritti fondamentali che ci siamo conquistati in oltre quarant’anni di rivendicazioni, e infine lo mandano a tutti noi che leggiamo questo articolo; NOI NON MOLLEREMO MAI!

    E lo sguardo nella foto di un nostalgico Ernesto “Che”Guevara intento a fumarsi un meritato sigaro dopo la battaglia, è la loro rivendicazione.

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    Lavoro: referendum; Cgil Trentino, stop ai voucher. ANSA/UFF STAMPA CGIL DEL TRENTINO ++NO SALES, EDITORIAL USE ONLY++

    Con 2 SI, si libera il lavoro!

    il 28 maggio prossimo è stato fissato un importante appuntamento per tutti noi, infatti in quella bella domenica di inizio estate, noi avremo finalmente la possibilità con il nostro voto di decidere tramite il referendum che la CGIL ha indetto con la raccolta firme di migliaia di persone il futuro e il destino del nostro lavoro.

    I quesiti su cui il 28 maggio andremo a votare sono due: il primo sui buoni lavoro, i cosidetti “voucher” – su cui abbiamo già scritto e pubblicato un articolo – e il secondo sull’abrograzione delle norme che limitano la responsabilità negli appalti.

    Oggi ci soffermiamo sopratutto sul secondo quesito del prossimo referendum di maggio – l’argomento “voucher” lo abbiamo già trattato – in quanto è l’argomento più vivo e quello che ci coinvolge in prima persona.

    Tutte le aziende in cui noi giornalmente svolgiamo il nostro lavoro, si basano e vivono delle gare che vengono vinte puntualmente in gara d’appalto, che vengono regolarmente organizzate dai grandi committenti – anche aziende a partecipazione statale – per cercare dei patner a cui affidare una parte del loro lavoro che non verrà svolto all’interno dell’azienda stessa.

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    Oggi come oggi, chi apre il bando per queste gare e poi dopo le assegna, non ha alcuna responsabilità su come viene svolto il lavoro assegnato, o comunque le responsabilità che il committente si assume sono veramente poche. Con questo attuale sistema, si creano e prosperano le aziende che non sono in grado di garantire la tutela, i diritti e sopratutto il salario ai propri dipendenti, ossia i cosidetti “call-center sottoscala” e oltre a questo non si garantisce nemmeno la continuità lavorativa.

    Tutti noi comprendiamo bene come questo sia un puntello fondamentale per noi, come questo possa essere un pilastro su cui possiamo iniziare a costruire un settore call-center vivibile e in grado di dare certezze di continuità, in quanto l’assunzione della responsabilità in materia di appalti, obbliga il committente a valutare attentamente e in modo scrupoloso a chi verrà affidato il lavoro, e di fatto togliendo la linfa vitale ai vari “call-center sottoscala”

    Oggi, nel nostro parcheggio aziendale, abbiamo avuto la visita del camper con cui la CGIL, l’unica sigla sindacale che in una perfetta e produttiva solitudine, è riuscita a far ottenere a tutti noi l’importante occasione del 28 maggio 2017, sta andando in tutti i luoghi di lavoro della nostra provincia e in tutte le altre province d’Italia per promuovere e spiegare gli effetti positivi del voto, e noi abbiamo fatto alcune interviste che inseriamo in questo articolo.

    buona visione e sopratutto BUON VOTO!!

    Intervista del 15 marzo con Silvia Biagini della Camera del Lavoro CGIL Pistoia

    https://youtu.be/MgXUgZKy0cU

    Intervista del 15 marzo con Maria Rosaria Consiglio RSU SLC\CGIL Call&Call Pistoia

    https://youtu.be/C0n7pwfLEo8

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    Voucher: i buoni “cattivi”

    Nel 2003, durante il governo Berlusconi, furono introdotti i cosiddetti “buoni lavoro” su esempi analoghi di altri paesi, dove questo tipo di remunerazione per il lavoro occasionale e accessorio veniva usato da tempo.

    Ma l’idea e l’esperimento dei buoni lavoro nel nostro paese ha avuto un evoluzione completamente diversa, forse perché nel nostro paese non abbiamo ancora un”etica del lavoro pari agli altri paesi europei, forse per l’ingegnosita’ dei nostri imprenditori, ma l’uso smodato e inspiegabile dei buoni lavoro ha contagiato tutto il mercato del lavoro, con il beneplacito dei vari governi che sono succeduti al governo Berlusconi che non hanno mai di fatto impedito il loro utilizzo, ma hanno solo cercato di “migliorare” la tracciabilita e il loro uso.

    Il tema dei voucher è un argomento che riteniamo interessante, perché nei prossimi mesi tutti noi verremo chiamati a esprimerci sul loro utilizzo tramite un referendum popolare che la CGIL ha promosso e raccolto firme per la richiesta.

    In questo articolo, inseriamo un interessante dossier sui voucher pubblicato da INCA\CGIL che spiega in modo e in maniera semplice e dettagliata tutto quello che dobbiamo sapere in merito per poterci esprimere nel referendum.

    Buona lettura

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    La Democrazia di serie A e di serie B

    È passato molto tempo da quando abbiamo pubblicato l’ultimo nostro articolo in cui vi raccontavamo del possibile licenziamento per chi si trova in uno stato di malattia continuativa e cronica e da quell’articolo fino a oggi sono successe tante cose, su cui io ho deciso di tralasciare il racconto, per il semplice fatto che attendevo di assistere alla loro conclusione.

    Faccio riferimento alla annosa e per tanti nostri ex-colleghi, questione “Almaviva” che in questi giorni è stata riportata dai vari media nazionali e non, per il licenziamento di 1666 persone della sede di Roma.

    Nel seguente articolo che andrete a leggere, io mi voglio soprattutto soffermare nel merito di questo “licenziamento di massa” che nel nostro settore, non ha mai vissuto in tali numeri e con tutte le sue naturali conseguenze, almeno negli ultimi anni.

    La situazione Almaviva è ben nota e sinceramemte non credo che ci sia la necessità di rammentarla, – ci sono molti articoli nel nostro archivio- fatto sta che in questo periodo a cavallo tra l’appena trascorso 2016 e il 2017, è stata presa la drastica e inappellabile decisione di lasciare a casa 1666 colleghi.

    E il conto dei licenziati poteve essere ben più alto, visto che la richiesta di messa in mobilità riguardava anche le persone che lavorano nella sede napoletana. Ma entriamo nei fatti e cerchiamo di ricostruire l’accaduto.

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    il 21 dicembre presso il MISE a Roma era stato convocato un tavolo per cercare di trovare un accordo che scongiurasse il licenziamento di oltre 2500 persone, – i lavoratori delle sedi di Napoli e Roma – nel cuore della notte, erano all’incirca le 02.00, i rappresentati per Almaviva presentano ai vari delegati sindacali presenti l’unico accordo possibile; ossia quello che prevede un taglio del salario – fino al 17% dell’importo della busta paga – e l’applicazione del famigerato controllo a distanza, con la conseguente e naturale non applicazione del CCNL vigente. Oltre a altri pesanti interventi a carico dei lavoratori, per un periodo di tre mesi, in modo tale – a dir loro – di ritornare a un ennesimo tavolo per trovare la tanta sospirata soluzione finale.

    Le RSU di Roma, prima di questo incontro avevano organizzato varie assemblee, con il preciso intento di esporre l’attuale situazione e dopo aver consultato le persone, avere il loro mandato.

    Nella varie assemblee svolte, la maggioranza aveva dato il mandato a non firmare alcun accordo al ribasso.

    E qui il colpo di scena. Almaviva che nel bel mezzo della notte, cala l’unica carta valida che quei giocatori avevano al tavolo e con il motto ” o la borsa, o la vita” pretendono la firma dei vari delegati su quell’accordo per cui i lavoratori di Roma avevano detto no.

    Il sindacato può avere tanti difetti, in fondo è composto da uomini che prevalentemente danno il loro contributo dettato dalla propria passione e quindi non sono esenti da possibili errori, ma di sicuro non ha il difetto della mancata applicazione della volontà della maggioranza dei lavoratori e quindi non hanno sottostato a quel ricatto e si sono presentati nei giorni successivi davanti ai lavoratori per chiedere il loro parere.

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    E il risultato è stato frastagliante,

    590 persone hanno detto si, 430 hanno scelto di dire no e addirittura il restante dei lavoratori si è astenuto.

    Ma per Almaviva questo non interessa.

    Per Almavavia la scelta democratica dei suoi lavoratori non ha valore. O si firmava nel cuore della notte – lasciando tutto il peso di tale scelta sulle spalle dei delegati sindacali, che poi non sono altro che lavoratori – oppure si mandava a casa ben 1666 cuori. Si avete letto bene: milleseicentosessatasei persone.

    E qui mi riporto al titolo di questo articolo, qui vengo a domandare a voi quale sia il peso delle nostre scelte, il peso delle nostre riflessioni e delle nostre decisoni; ossia quale sia il significato di Sindacato.

    Perchè il sindacato siamo noi, lo siamo appunto con le nostre decisioni che poi facciamo avere alla nostra controparte tramite i delegati sindacali che noi eleggiamo. Per Almaviva la risposta è quella che tutti noi sappiamo, forse lo è anche per l’attuale governo, che nonostante sia stato l’ospite, ma soprattutto il mediatore della vertenza, non ha impedito che la democrazia non sia stata rispettata.

    La mia risposta e mio personalissimo parere è questa;  io credo che sia fondamentale dare una risposta forte e inamovibile a questi, io credo che sia necessario, perchè il baratro che è stato aperto con questi 1666 licenziamenti, non è stato aperto solo sotto i piedi dei lavoratori e delle lavoratrici di Roma, ma è stato aperto sotto tutte le postazioni di lavoro di tutti noi. Da Roma, a Palermo, passando per MIlano come per Bologna. Tutti noi siamo a rischio. Soprattutto perchè con questo gesto è stato cancellato il sindacato dei lavoratori della comunicazione, perchè se non viene e non verrà più permesso di esprimersi, se non verrà più tutelato e valorizzato il volere dei lavoratori, l’essenza stessa del sindacato – la contrattazione . viene meno.

    Credo sia fortemente necessario indire una mobilitazione generale, perchè questo gesto travalica le categorie e coinvolge tutti i lavoratori, perchè è fondamentale dare un immediato segno per fare capire ai vari “Almavivetti del quartierino” che noi ci siamo, che noi siamo vivi, che nonostante 1666 persone nel 2017 sono state sbattute su una strada, noi non ci intimoriamo.

    Noi siamo ancora vivi.

    Noi vogliamo leggi e tutele dei diritti che abbiamo conquistato e che ci permettino di continuare a dare un lavoro e un salario per i nostri cari. Perchè se è vero che il comunismo mangiava i bambini, possiamo altresi dire che questo attuale mercato del lavoro, con questa esaltazione della libera concorrenza, i bambini non li fà nemmeno crescere.

    SCIOPERO GENERALE!

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    #siamotuttialmaVIVI

    Giacomo Jack Rossano.

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    il bilancio 2015 del “Jobs Act”

    oggi pubblichiamo e alleghiamo come sempre, un interessante nota della CGIL in merito agli effetti dopo l’entrata in vigore del Jobs Act renziano sulle nostre vite.

    La nota emessa dalla CGIL non si limita a snocciolare i dati finali di questi effetti, ma come tutti noi possiamo leggere nella premessa, elenca i metodi, le motivazioni e i riferimenti che sono stati scelti per le proprie conclusioni.

    E leggendo la nota -si tratta di 4 paginette- possiamo capire che dall’entrata in vigore della legge, abbiamo oggi un saldo positivo di assunzioni, che però rispetto ai posti persi dall’inizio della drammatica crisi che stiamo ancora vivendo, si tratta di un numero esiguo, ma che soprattutto ha portato un abnorme esborso finanziario pubblico fatto di decontribuzione e deduzioni, ossia denaro che non è entrato nelle casse dello Stato.

    Ovviamente tutti noi siamo d’accordo e assolutamente favorevoli a un sostentamento reale al mondo del lavoro, specie quando si tratta di nuovi inserimenti e trasformazioni a tempo indeterminato, ma solo quando questi benefici hanno un costo sostenibile dalla intera comunità e quando queste iniziative non hanno dei costi sociali a carico delle persone che entrano nel lavoro – come ad esempio la perdita dell’articolo 18-.

    Alleghiamo in formato PDF il documento.

    Nota cgil effetti Jobs Act 5-2016

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    La Cgil esprime la più ferma condanna per l’attentato che oggi ad Ankara ha causato la morte di decine e decine di persone proprio mentre nella capitale della Turchia si svolgeva una manifestazione che chiedeva libertà, pace e democrazia, manifestazione organizzata da un cartello di organizzazioni tra cui le confederazioni sindacali Desk e Kisk.

    Questo attentato rappresenta un nuovo ostacolo al necessario processo di pacificazione e di risoluzione dei conflitti in un contesto in cui, alla storica questione curda, si affiancano i nuovi problemi legati al terrorismo di matrice religiosa integralista e allo scontro armato in atto in Siria.

    Il governo turco, alla vigilia di una importante scadenza elettorale, ha di fronte alla comunità internazionale il dovere di garantire il diritto a manifestare e a esprimere liberamente il proprio pensiero e le proprie opinioni a tutti gli attori della vita pubblica nel Paese, a cominciare dalle organizzazioni sindacali troppo spesso oggetto di attacchi e limitazioni all’esercizio delle proprie attività.

    Ai cittadini e ai sindacati della Turchia, alle vittime di questa nuova orrenda strage, a quanti in quel difficile contesto si battono per la pacifica convivenza e per la soluzione non violenta dei conflitti, la Cgil conferma la propria solidarietà e il proprio sostegno, nella convinzione che solo nella pace e nel dialogo risiede la possibilità di affermare i valori della democrazia e della libertà.

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    POSSO DIRE: IO C’ERO!!!!

    Pubblichiamo con nostro enorme piacere un articolo scritto e firmato da Samuele Falossi, Coordinatore Regionale SCL/CGIL Toscana in merito agli esuberi Telecom Italia:

    “Come in ogni occasione speciale e unica, anche io potrò raccontare ai miei nipoti che c’ero quando in Italia per la prima volta nella storia della Repubblica, sono stati calpestati diritti, salari, regole, prassi, buon senso e dignità di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori di Telecom.

    Infatti, quello che trovate allegato è un comunicato che riguarda una firma separata di un accordo del 21 settembre, in applicazione di un altro accordo separato firmato da cisl e uil (la SLC/CGIL è contraria e non ha firmato) il 7 settembre.

    La cronostoria di quanto avvenuto fino ad oggi è chiara:

    1) giugno 2014: Telecom dichiara di dover fare migliaia di assunzioni (alla fine saranno 4000);

    2) giugno 2015: Telecom dichiara che non può fare le assunzioni e quindi dichiara gli esuberi.

    3) SLC/CGIL, come ogni sindacato normale, dice NO agli esuberi; cisl e uil accettano gli esuberi.

    4) inizia la trattativa al ministero dello sviluppo economico che si conclude il 7 settembre;

    5) l’accordo NON viene firmato dal MISE; l’accordo non viene firmato dalle RSU; l’accordo non è stato MAI spiegato ai lavoratori; l’accordo firmato il 7 settembre prevede ammortizzatori sociali per tutta l’azienda (e molto altro) e cisl e uil fanno assemblee solo ai lavoratori del call center (circa il 20% dell’organico);

    6) l’accordo prevede un quantitativo di esuberi superiore di più del 10% rispetto a quanto richiesto da Telecom; (avete capito bene!!!! cisl e uil firmano un accordo che prevede un numero di esuberi/licenziamenti maggiori di quanto richiesto dall’azienda!!!!)

    7) il 10 settembre si apre la procedura di legge per 330 licenziamenti: nella procedura sono riportati i quantitativi, divisi per provincia, degli esuberi: tutte le province (TUTTE!!!!!) hanno un numero di esuberi pari a 5;

    8) un miracolo che ha una spiegazione: fino a 4 licenziamenti siamo nell’ambito dei licenziamenti individuali, che in quanto tali non prevedono la procedura; tuttavia, la procedura di legge è lo strumento per dichiarare la crisi; con questo accordo l’azienda dichiara a tutti, ministero compreso, che è in crisi;

    9) le aziende in crisi non sono obbligate ad assumere le categorie protette (fino al 7% degli organici);

    10) quindi la dichiarazione di 5 esuberi per provincia serve a far evitare all’azienda di assumere categorie protette;

    11) nella riunione alla presenza di tutte le RSU d’Italia (450) è necessario che ci sia una maggioranza che firmi un accordo; cisl e uil non avevano la maggioranza quindi si sono inventate le deleghe, deleghe che prevedono che il voto venga dichiarato per delega, quindi a prescindere dal contenuto del testo;tutte queste cose rendono quanto accaduto particolarmente importante e grave.

    Immaginate quanto accaduto in Telecom nelle vostre aziende. Un gran casino che dovremo cercare di abbattere con la nostra presenza e la nostra forza.”

    ciao Samuele

     

    (150922) com naz slc acc separato 330 mobilità volontaria-2 (150921) acc cisl uil 330 mobilità volontaria-2

     

     

     

    Domenica 14 giugno, nel caldo pomeriggio fiorentino, in pieno centro storico di Firenze, un gruppo di studenti e studentesse della Rete degli studenti medi e dell’Unione degli Universitari è stato aggredito da un gruppo di persone provenienti dall’estrema destra cittadina, che hanno ferito, per fortuna in modo lieve, due giovani militanti. Gli studenti tornavano da una iniziativa tenuta in Palazzo Vecchio nel contesto delle Giornate del Lavoro, organizzate in questi giorni dalla CGIL.

    La rassegna che la CGIL ha fatto nello scorso fine settimana, era una iniziativa trasversale che il sindacato aveva già organizzato l’anno prima a Rimini con l’intento comune ad altre sue iniziative, di mettere le controparti principali del mondo del lavoro italiano, l’uno di fronte all’altro, con il principale e unico obbiettivo di instaurare un dialogo comune e costruttivo per trovare la via d’uscita dal labirinto della crisi che tutta l’Europa sta passando.

    Molto probabilmente gli aggressori “pensavano” in modo totalmente differente, forse si sono sentiti provocati da quelle persone, la maggior parte di una certa età, che si muovevano tra Palazzo Vecchio, Piazza Santissima Annunziata e via Cavour, immersi nei tanti eventi e discussioni che la CGIL aveva organizzato in quei giorni, come per esempio la discussione in Palazzo Vecchio del Ministro del lavoro Poletti, e poi dopo quella a cui aveva partecipato l’architetto Fuksas e il Sindaco di Prato.

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    Ma invece è sicuro che gli aggressori dei giovani ragazzi, più che aver colto una qualsiasi (e inesistente) provocazione da parte delle loro giovani vittime, o dai nostalgici vecchietti, di sicuro IGNORAVANO che il sindacato e in questo caso particolare la CGIL, vera vittima dei giochi mediatici che sono tuttora in corso, non ha mai chiesto ai suoi iscritti se avessero una tessera di partito, e soprattutto il colore della tessera; non ha mai chiesto l’idea politica, o il voto politico del lavoratore quando si è presentato davanti ai propri sportelli. Perché seppur è vero che il simbolo del primo e più antico sindacato italiano è un quadrato rosso, questo colore e la strenua difesa dei più deboli ha sempre prevaricato qualsiasi ideologia politica.

    E io lo posso testimoniare.

    Adesso vi raccontiamo la cronaca della gravissima aggressione fascista con la testimonianza di Giammarco Manfreda della Rete degli studenti medi Toscana.

    “Siamo stati aggrediti in pieno centro, attorno alle 20, in Piazza dei Cimatori, da un gruppetto di 5 persone, probabilmente di ritorno dalla partita del Calcio Storico. Le frasi rivolte ai nostri militanti e i simboli tatuati sul corpo, tra cui una svastica, li hanno identificati subito come fascisti. Hanno lanciato un bicchiere di vetro contro il nostro gruppo, ferendo una ragazza, e poi hanno strappato una bandiera dalle mani di un nostro militante, utilizzando l’asta per colpirlo e ferendo al braccio e alla mano un altro ragazzo che si è frapposto tra i due. Il tutto è durato pochi minuti, sotto gli occhi dei tanti cittadini e turisti presenti, prima che il gruppetto di fascisti si allontanasse velocemente per i vicoli circostanti. E’ intollerabile che studenti e studentesse toscani, umbri e marchigiani, presenti in città per delle scuole di formazione e per partecipare alle Giornate del Lavoro, si siano trovati al centro di un aggressione squadrista”.

    Continua Aldo Iacona, coordinatore dell’ udu Firenze: “E’ un fatto gravissimo, una violenza gratuita e arrogante nei confronti di militanti delle nostre organizzazioni. Da tempo assistiamo ad una ripresa dell’estrema destra, in tutta Italia, che sempre più spesso si rende protagonista di aggressioni e violenze ai danni soprattutto di migranti e militanti di  sinistra. Firenze è città medaglia d’oro per la Resistenza, e non è possibile tollerare azioni come questa, frutto anche della presenza in città di realtà organizzate dell’estrema destra e dichiaratamente fasciste come Casa Pound, che si nascondono dietro circoli culturali ma alimentano in realtà una politica violenta e razzista, fascista per l’appunto. Non dobbiamo dimenticare che nemmeno quattro anni fa, Firenze è stata colpita dalla Strage razzista di Piazza Dalmazia, ad opera di un personaggio, Gianluca Casseri, che frequentava proprio quegli ambienti. Abbiamo intrapreso tutte le azioni legali del caso, ma crediamo sia necessaria la presa di posizione di tutte le realtà cittadine che si riconoscono in una cultura democratica e antifascista, e una ferma reazione da parte delle istituzioni”.

    Questi gravi episodi non possono e non devono essere banalizzati come “singoli episodi”, “ragazzate” se non peggio come una “rissa” NO! questo non è altro che un attacco fascista verso la democrazia e verso chi quella democrazia rappresenta; ossia noi, persone civili, impegnate nella difesa dei nostri diritti.

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    E non faccio queste accuse perché ero di prima persona a Firenze in quei giorni, e soprattutto perché sono un delegato sindacale in sigla CGIL, ma soprattutto perché il sindacato ha sempre denunciato e emarginato ogni forma di violenza, a prescindere dal colore e dalla ideologia politica che muoveva quella violenza. E ha pagato a caro prezze le denunce.

    Con la vita dei suoi iscritti.

    Guido Rossa.

     

    Alleghiamo nel link sottostante il comunicato stampa del ANPI di Firenze

    COMUNICATO STAMPA

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